Italia, Esteri: vertice su Siria, Libia e Ucraina con Croce Rossa

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 6:36 in Italia Libia

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Il viceministro degli Affari Esteri dell’Italia, Emanuela del Re, ha incontrato il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Peter Maurer.

È quanto comunicato, mercoledì 6 novembre, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), il quale ha altresì specificato che nel corso dell’incontro, Del Re e Maurer hanno avuto modo di confrontarsi sulla cooperazione tra CICR e Italia, soprattutto in riferimento ai teatri operativi di Siria, Libia e Ucraina.

Presso i teatri operativi, ha reso noto Del Re, il Comitato Internazionale della Croce Rossa svolge un ruolo attivo contribuendo alla risposta della comunità internazionale alle crisi più impegnative, promuovendo inoltre il rispetto del diritto internazionale umanitario.

Tali crisi, ha riconosciuto il viceministro, sovraccaricano gli attori coinvolti e, per tale ragione, l’Italia sostiene l’intenzione di realtà come la CICR di ricercare forme di finanziamento alternative. È in tale ottica, ha dichiarato Del Re, che l’Italia è stata tra i primi Paesi a partecipare all’iniziativa finalizzata a mobilitare finanziamenti privati a sostegno delle attività del CICR in Paesi vulnerabili. Tale programma è il “Programme for Humanitarian Impact Investment (Phii)”, noto anche come “Bond a impatto umanitario”, lanciato nel 2018 e programmato per avere una durata di cinque anni.

In merito alle attività congiunte nei teatri operativi, il Ministero ha svelato quanto scambiato da Del Re e Maurer con riferimento alla Libia. Nello specifico, nel corso dell’incontro, Del Re ha espresso la propria preoccupazione per il rinnovato inasprimento del conflitto e le ricadute che questo ha in termini umanitari. In particolare, il viceministro ha menzionato gli effetti riscontrati dall’Italia in riferimento all’aumento degli sfollati all’interno del Paese e alle condizioni in cui si trovano i migranti che lasciano la Libia per recarsi in Europa.

Per quanto riguarda il tema del fenomeno migratorio, nello specifico, Del Re ha ribadito a Maurer la posizione dell’Italia, la quale è intenzionata a ricercare soluzioni di lungo termine, affrontando, con un “approccio razionale”, le cause profonde del fenomeno, oltre a gestire le emergenze immediate che ne conseguono.

La strategia dell’Italia in Libia era già stata delineata lo scorso 30 ottobre dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Luigi Di Maio, il quale aveva, nel corso dell’interrogazione parlamentare presso la Camera dei deputati, annunciato che il governo intende migliorare il Memorandum con la Libia.

Tale Documento è il “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere” che il governo italiano ha firmato, il 2 febbraio 2017, con il governo internazionalmente riconosciuto della Libia. Con tale accordo, il quale dava attuazione al Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

Per migliorare l’intesa, Di Maio aveva annunciato di voler convocare la Commissione congiunta italo-libica e di avere intenzione di coinvolgere ulteriormente le Nazioni Unite, la comunità internazionale e le organizzazioni della società civile.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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