Iran: al via le procedure di arricchimento di uranio

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 9:01 in Iran Medio Oriente

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L’Agenzia iraniana per l’Energia atomica ha reso noto, giovedì 7 novembre, che l’Iran ha dato inizio alle procedure di arricchimento dell’uranio presso l’impianto sotterraneo di Fordow.

Come specificato anche dal presidente iraniano, Hassan Rouhani, si tratta della quarta mossa verso una graduale riduzione degli impegni presi nella cornice dell’accordo sul nucleare del 2015. Per il capo di Stato iraniano, la decisione risulta dalle politiche messe in atto da Washington e dai suoi alleati ed è stato affermato che l’impianto di Fordow presto ritornerà completamente attivo. Secondo quanto dichiarato dall’agenzia, dopo una fase di preparativi, realizzati con successo, si è iniziato, giovedì 7 novembre, ad iniettare gas di uranio in 1044 centrifughe situate a Fordow. L’intera procedura è stata condotta sotto la supervisione di ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite.

Il portavoce dell’agenzia, Behrouz Kamalundi, ha affermato che il processo richiederà alcune ore per stabilizzarsi ed entro sabato, quando gli ispettori visiteranno nuovamente il sito, il livello di arricchimento dovrebbe aver raggiunto il 4.5%.

Tuttavia, sono giunte critiche sia da parte europea sia statunitense. Il Dipartimento di Stato americano, in un comunicato, ha affermato che la mossa iraniana non sorprende ma rappresenta un grande passo nella direzione sbagliata. Da parte francese, è giunto l’invito per Teheran a rivedere le proprie decisioni e Parigi si è detta disposta a continuare ad adempiere all’accordo. Anche Germania e Regno Unito hanno inviato il medesimo messaggio, sottolineando come la mossa viola quanto stabilito nel 2015. Rouhani, da parte sua, ha riaffermato, il 6 novembre, che la propria decisione è reversibile.

Ai sensi dell’accordo sul nucleare del 2015, le centrifughe avrebbero dovuto girare a vuoto. Circa Fordow, Teheran si era detta concorde a rendere l’impianto un centro per la produzione di isotopi stabili, da applicare nell’industria, nell’agricoltura e in campo medico. Tuttavia, Washington ha sempre considerato Fordow una struttura segreta progettata per produrre una quantità di uranio sufficiente a fabbricare una o due armi nucleari all’anno.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti.

Da parte europea si è cercato, a più riprese, di salvare l’accordo. Non da ultimo, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere.

Behrouz Kamalvandi, il 5 agosto scorso, aveva dichiarato che l’Iran aveva già ridotto in parte i propri adempimenti, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. La prima fase di riduzione degli adempimenti ha visto il blocco dell’esportazione di acqua pesante e l’aumento della propria scorta di uranio arricchito a 300 kg. In un secondo momento, nello specifico il 7 gennaio 2019, l’Iran ha portato a termine una seconda fase della restrizione dei propri obblighi, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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