Immigrazione: Libia accetta di rivedere il testo del memorandum con l’Italia

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 12:22 in Immigrazione Italia Libia

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La Libia si è dichiarata disponibile a rivedere il testo del memorandum di intesa sull’immigrazione sottoscritto con l’Italia il 2 febbraio 2017. A renderlo noto è stata il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nel corso di un question time alla Camera dei deputati, precisando che Roma mira a migliorare i centri di detenzione dei migranti per poi chiuderli gradualmente. L’obiettivo è quello di passare la gestione di simili strutture alle Nazioni Unite.

Tale accordo, firmato dall’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e dal premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, disciplina la cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e del rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra la Libia e l’Italia. Il testo, composto da 8 articoli preceduti da un preambolo, aveva due obiettivi principali. In primo luogo, mirava a completare e a rafforzare il sistema di controllo dei confini libici per limitare i flussi di migranti clandestini nella rotta mediterranea. In secondo luogo, l’accordo prevedeva che l’Italia offrisse supporto tecnico al governo di Serraj per contrastare l’attività dei trafficanti di esseri umani.

Nel patto si legge inoltre che entrambe le parti si impegnavano a collaborare “nella consapevolezza della sensibilità dell’attuale fase di transizione in Libia, e della necessità di continuare a sostenere gli sforzi miranti alla riconciliazione nazionale, in vista di una stabilizzazione che permetta l’edificazione di uno Stato civile e democratico”.

L’accordo fu raggiunto nell’ambito della crisi migratoria che stava investendo l’Europa, in particolare l’Italia, primo porto di arrivo dei migranti che partivano dalla Libia a bordo delle imbarcazioni degli scafisti per raggiungere il continente europeo. Nel 2016, le coste italiane avevano accolto 181.000 migranti. Per avviare tale collaborazione, l’Italia stanziò 200 milioni di euro.

A quasi tre anni di distanza dalla firma del memorandum, gli aiuti economici, il supporto addestrativo e i mezzi garantiti alla Guardia Costiera libica hanno aiutato a ridurre significativamente gli arrivi, senza tuttavia contribuire a migliorare la situazione in Libia che, ancora oggi, si trova in una situazione di grave instabilità. Le condizioni di vita dei migranti, a differenza di quanto previsto dall’accordo, non sono mai migliorate, tanto che gli stranieri continuano a vivere in centri di detenzione sovraffollati, dove sono costantemente soggetti a maltrattamenti, abusi e torture. All’Onu e alle altre organizzazioni umanitarie viene concesso un accesso limitato, come evidenziano i rapporti forniti dalle stesse.

La modifica dell’accordo ha creato una divisione in seno al governo italiano. Mentre Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ritengono che il testo debba rimanere invariato, la maggioranza del PD e del Movimento Cinque Stelle è dell’idea che il memorandum vada modificato, soprattutto per garantire una maggiore tutela dei diritti umani. Uno dei punti di maggiore discussione è quello relativo al ruolo della Guardia Costiera libica che, secondo alcune fonti, sarebbe in parte formata da milizie locali legate ai trafficanti di esseri umani.

Stando alle stime ufficiali del Viminale, dal primo gennaio al 7 novembre 2019, sono sbarcati in Italia 9.944 migranti, una cifra inferiore del 55% rispetto allo stesso periodo del 2018 e del 91% rispetto al medesimo lasso di tempo del 2017.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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