Burkina Faso: attacco contro l’azienda mineraria canadese Semafo, 37 morti

Pubblicato il 7 novembre 2019 alle 12:23 in Africa Burkina Faso

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Almeno 37 civili sono stati uccisi e più di 60 feriti in seguito all’attacco di un gruppo di uomini armati contro un convoglio che trasportava alcuni lavoratori dell’azienda mineraria canadese Semafo, in Burkina Faso. La compagnia ha riferito che l’imboscata ha interessato 5 pullman che viaggiavano su una strada a 40 km da Boungou, nell’Est del Paese, con a bordo diversi suoi dipendenti. Secondo le dinamiche dell’agguato riportate da BBC, un mezzo di scorta militare, che viaggiava vicino al convoglio, è stato colpito da un esplosivo e poco dopo un gruppo di uomini armati ha cominciato a sparare contro i pullman della società. Il numero ufficiale delle forze di sicurezza che avrebbero perso la vita durante l’attentato resta ancora sconosciuto. Il bilancio dei morti, che al momento conta solo le vittime civili, è dunque destinato ad aumentare.

Semafo ha fatto sapere che “sta lavorando a tutti i livelli per migliorare la sicurezza del personale, degli appaltatori e dei fornitori”. Quello di mercoledì 6 novembre è uno degli attacchi più letali verificatosi negli ultimi anni in Burkina Faso e il terzo ai danni dell’azienda canadese negli ultimi 15 mesi. Incidenti perpetrati da uomini armati avevano già interessato lo scorso anno altre due miniere della compagnia presenti nel Paese. Da quel momento, la società aveva rafforzato le sue scorte e innalzato i livelli di sicurezza. In particolare, aveva deciso di effettuare in elicottero il trasporto di tutti i dipendenti espatriati, dalla miniera di Boungou alla capitale, Ouagadougou, e viceversa.  Al momento, secondo quanto riferisce la Semafo, il sito risulta sicuro e le operazioni non sono state intaccate. Tuttavia, dopo la notizia dell’incidente, le azioni della società hanno toccato il minimo negli ultimi 9 mesi e sono scese del 10%.

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

A partire dal 2017, il Burkina Faso ha poi assistito ad una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Secondo il Country Report on Terorrism 2017 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso.

Il Paese fa parte della forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti anche da Mauritania, Niger e Ciad, creato nel febbraio 2017, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella parte nord-occidentale della regione. 

Solo due giorni prima, il 4 novembre,  un membro del Parlamento e il vicesindaco della città di Djibo sono stati uccisi mentre viaggiavano verso la capitale, Ouagadougou. Fonti locali hanno riferito che il veicolo sul quale si trovava il legislatore Oumaru Dicko, insieme ad altri 3 colleghi, è esploso dopo aver colpito un ordigno improvvisato posizionato lungo la strada. In questo clima di grave insicurezza, le forze di difesa del Burkina Faso si ritrovano mal equipaggiate, scarsamente addestrate e si sono dimostrate generalmente incapaci di fermare la violenza crescente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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