Yemen: firmato l’accordo di Riad tra governo e secessionisti del Sud

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 9:56 in Arabia Saudita Yemen

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La capitale dell’Arabia Saudita, Riad, ha assistito, martedì 5 novembre, alla firma dell’accordo tra il governo centrale yemenita e il Consiglio di transizione meridionale, rappresentante dei gruppi secessionisti del Sud dello Yemen.

In particolare, l’accordo si pone l’obiettivo di porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso. In tale data, violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. In tale quadro, il 28 agosto, Abu Dhabi, alleata delle forze secessioniste, ha condotto diversi attacchi aerei, causando la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili. Settimane di violenti scontri hanno contribuito ad indebolire il fronte tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, precedentemente alleati nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, e hanno minato sempre di più le possibilità di trovare una soluzione per mettere fine alla guerra civile nel Paese.

L’accordo del 5 novembre è stato firmato dal vice primo ministro del governo centrale yemenita, Salem al-Khanbashi, e da un membro della presidenza del Consiglio di transizione meridionale, Nasser al-Khabiji. Erano altresì presenti il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ed il presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi. Per il principe saudita, l’accordo rappresenta un passo significativo che porterà ad una soluzione politica anche per il perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015, dando inizio ad un periodo di stabilità. Pertanto, Riad si è detta pronta ad affiancare le parti coinvolte verso una risoluzione.

L’accordo tra il governo centrale e le forze separatiste include clausole relative non solo all’ambito governativo e politico ma anche militare, economico e in materia di sicurezza. Nello specifico, il patto prevede la formazione di un nuovo governo entro 30 giorni, composto da non più di 24 ministri, con pari rappresentanza tra Nord e Sud dello Yemen. In tal modo, le forze separatiste parteciperanno a qualsiasi processo negoziale volto a porre fine al conflitto contro i ribelli Houthi. Tra le condizioni per la scelta dei membri del nuovo governo, questi non devono aver partecipato agli scontri dell’ultimo periodo.

Entro 15 giorni avverrà poi la nomina di un governatore e di un direttore per la sicurezza a Aden, oltre ad altri per i distretti di Abyan e Dhalea. Per i restanti governatorati meridionali, il limite è di 60 giorni. Le forze armate del Sud verranno poste sotto il controllo del governo. Inoltre, sia le forze militari sia quelle di sicurezza di entrambe le parti verranno riunite ed incluse nei Ministeri dell’Interno e della Difesa del governo centrale. Inoltre, l’accordo prevede il ritorno di tutte le forze che hanno attaccato Aden il 7 agosto alle loro posizioni precedenti ed una riorganizzazione interna delle forze armate dei governatorati meridionali.

Come previsto anche da quanto negoziato il 25 ottobre scorso, verrà altresì costituito un gabinetto congiunto in cui i rappresentati del Consiglio di transizione meridionale e quelli del governo yemenita possano lavorare insieme, con il supporto della rinnovata coalizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, con il fine ultimo di combattere contro gli Houthi. Tra gli altri punti affrontati, il patto prevede una migliore gestione delle risorse statali, un focus sulla lotta alla corruzione, la trasparenza degli scambi monetari, e la ricostituzione del Consiglio economico supremo, con personalità dotate di competenza, esperienza e integrità.

In tale quadro, una mossa significativa è stata il ritiro di truppe emiratine dalla città di Aden, dal 14 ottobre scorso, e la consegna di postazioni rilevanti, tra cui l’aeroporto della città, alle forze saudite. In tal modo, il Regno saudita ha ripreso il controllo di Aden e intensificato la propria presenza militare nel Sud dello Yemen, dove ha inviato altresì rinforzi. L’obiettivo della mediazione di Riad è ristabilire l’alleanza tra Arabia Saudita ed Emirati nella coalizione impegnata nella lotta contro i ribelli sciiti.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, si è congratulato con il Consiglio di transizione e con il governo yemenita per l’accordo raggiunto. Anche per l’inviato, il patto rappresenta una mossa di rilevante importanza nella risoluzione politica del conflitto in Yemen. Secondo alcuni esperti, se applicato, l’accordo di Riad potrà risolvere due problematiche. Da un lato, previene un “conflitto nel conflitto” tra le forze di Hadi ed i separatisti meridionali. Dall’altro lato, potrà dare maggiore credibilità alle negoziazioni future del governo con i ribelli sciiti Houthi.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen. Tuttavia, le due parti non concordavano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese ed i secessionisti desideravano separarsi dal resto del Paese. Il motivo scatenante degli scontri era stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe stato complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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