Svezia: cittadino iracheno accusato di spionaggio per conto dell’Iran

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 19:40 in Iran Svezia

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Un cittadino iracheno di 46 anni è stato accusato dalla Svezia di spionaggio per conto dell’Iran, per cui l’uomo raccoglieva informazioni sui rifugiati iraniani in Svezia, Belgio e Paesi Bassi.

A renderlo noto è The Associated Press, il quale ha altresì rivelato che il magistrato svedese che ha curato il caso, Hans-Jorgen Hanstrom, ha dichiarato che l’accusato, di cui non è stata svelata l’identità, raccoglieva informazioni sensibili e dati personali sui cittadini arabo iraniani, facenti parte della comunità Ahvazi, per conto dell’Iran, dicendo di essere un inviato di una testata giornalistica online in lingua araba.

Secondo la procura, l’uomo è sospettato di aver scattato immagini e aver effettuato riprese di delegati delle conferenze e dei manifestanti Ahvazi attivi in Belgio, Paesi Bassi e Svezia. Tale attività si è svolta, secondo l’accusa, dal 2015 al febbraio 2019, periodo in cui, inoltre, l’imputato è ritenuto essersi infiltrato in forum online di sostenitori dell’opposizione, dei quali, in aggiunta, è entrato in possesso delle credenziali di accesso dei router impiegati. Le informazioni raccolte, secondo gli inquirenti, venivano in seguito trasmesse agli agenti dell’intelligence iraniana via internet o tramite incontri personali, talvolta anche a Teheran. Da parte sua, l’individuo ha negato tutte le accuse.

L’uomo accusato è un cittadino con doppia cittadinanza, irachena e svedese, ed era stato arrestato dalle autorità lo scorso 27 febbraio. Successivamente, l’1 marzo, il tribunale penale di Stoccolma lo aveva condannato alla reclusione.

Stando a quanto rivelato, le indagini preliminari costituiscono un fascicolo di 1.700 pagine, sottoposto a segreto di Stato e redatto dall’Unità di Sicurezza Nazionale della procura svedese e dai servizi segreti della Svezia, noti come SAPO (Säkerhetspolisen).

In merito a tale questione, l’agenzia di intelligence svedese ha commentato che condurre attività di spionaggio sui rifugiati rappresenta un “crimine molto grave” e implica che “le persone già vulnerabili non sono in condizioni di esercitare le loro libertà e i diritti che in Svezia sono garantiti a livello costituzionale”.

Secondo quanto rivelato dalla procura, il processo contro il cittadino iracheno inizierà il prossimo 19 novembre e si concluderà l’11 dicembre. Parte del processo giudiziario verrà svolto a porte chiuse.

In merito agli Ahvazi, Reuters riporta che tale comunità è composta da una minoranza araba che vive principalmente nella provincia iraniana del Khuzestan, nell’area sudoccidentale del Paese, dove sono vittime di persecuzione e discriminazione da parte delle autorità locali, secondo quanto denunciato da Amnesty International. La provincia è teatro di moti di protesta da circa 100 anni, ovvero da quando i leader del luogo si ribellarono contro il potere dell’allora monarca, Reza Shah Pahlavi.

Nel 2018, il movimento di Resistenza Nazionale Ahvaz, il quale cerca di creare uno stato indipendente nella provincia del Kuzestan, ricca di petrolio, aveva rivendicato un attentato contro una parata nel capoluogo regionale di Ahvez, in occasione del quale 25 persone avevano perso la vita. In seguito all’attacco, le autorità iraniane avevano arrestato centinaia di Ahvazi.

Da parte sua, la comunità Ahvazi in Svezia non ha rilasciato dichiarazioni in merito all’arresto del cittadino iracheno.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, inoltre, non è la prima volta che l’Iran viene accusato di condurre attività di spionaggio in Europa. Lo scorso gennaio, l’Unione Europea aveva congelato i beni di una squadra di agenti dell’intelligence iraniana dopo che i Paesi Bassi avevano accusato Teheran di due omicidi sul proprio territorio, in seguito ai quali si erano uniti alla Francia e alla Danimarca, i quali avevano già accusato l’Iran di pianificare attentati in Europa.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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