Mormoni assassinati dai Narcos: tensioni tra USA e Messico

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 9:21 in Messico USA e Canada

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Tre donne e sei bambini della comunità mormona sono stati uccisi lunedì in un attacco da un gruppo armato, su un’autostrada tra gli stati di Chihuahua e Sonora, nel nord del Messico. Tra i bambini deceduti uno aveva 11 anni, uno otto e due erano gemelli di un anno. Lo ha riferito lunedì pomeriggio un membro della famiglia degli assassinati, Julián LeBarón, un noto attivista della zona. Una cugina dell’attivista messicano, Rhonita LeBarón, e quattro dei suoi figli sono tra le vittime. Tutti gli assassinati, di una famiglia mormone, avevano doppia nazionalità messicana e statunitense. Nella conferenza stampa del mattino offerta dal gabinetto di sicurezza martedì, il ministro dell’Interno messicano, Alfonso Durazo, ha riferito che altri sei bambini sono rimasti feriti e un altro sarebbe scomparso, sebbene LeBarón abbia invece affermato di aver già trovato tutti. Solo uno dei feriti è in gravi condizioni, con un colpo alla schiena, anche se “fuori pericolo”. Cinque dei feriti sono stati trasferiti in Arizona.

Durazo ha spiegato che “è un’area contesa tra vari gruppi criminali. Esiste una cellula collegata al cartello del Pacifico [Sinaloa], che ha una presenza rilevante ad Agua Prieta”, cioè nella città di confine più vicina. “Ha anche una presenza nella parte delle montagne, al confine tra Chihuahua e Sonora” – ha aggiunto Durazo. “Ci sono anche gruppi nello stato di Chihuahua che lottano per assumere il controllo nelle aree di Sonora” – ha aggiunto il responsabile Durazo.  Il presidente, Andrés Manuel López Obrador, ha affermato che “è necessario chiarire se li hanno uccisi senza sapere chi fossero o se si tratta di un attacco diretto”.

Il brutale omicidio ha provocato tensioni tra Stati Uniti e Messico, a seguito di un tweet del presidente Trump in cui si offre di inviare l’esercito nel paese latinoamericano, una proposta respinta dal capo dello stato messicano López Obrador.

 “Se il Messico ha bisogno o richiede aiuto, gli Stati Uniti sono pronti, disposti e in grado di essere coinvolti e svolgere il lavoro in modo rapido ed efficace. A volte hai bisogno di un esercito per sconfiggere un esercito!” – ha twittato Trump, aggiungendo: “Questo è il momento per il Messico, con l’aiuto degli Stati Uniti, di dichiarare guerra ai cartelli della droga e di cancellarli dalla faccia della terra. Aspettiamo semplicemente una chiamata dal vostro nuovo grande presidente”. 

López Obrador, direttamente interpellato dalle parole del presidente degli Stati Uniti, ha cercato di evitare polemiche, ma ha respinto con forza la sua offerta: “La politica è stata inventata per evitare la guerra”, ha detto il presidente messicano, che la mattina tardi ha parlato al telefono con la sua controparte: “Tramite il presidente Trump, ho inviato le mie più sentite condoglianze ai parenti e agli amici di coloro che sono stati uccisi ai confini di Chihuahua e Sonora. Lo ho ringraziato per la sua disponibilità a sostenerci e lo ho informato che le istituzioni del governo del Messico si stanno impegnando per rendere giustizia” – ha twittato López Obrador.

Già dopo la fallita operazione contro il Oswaldo Guzmán, figlio del “Chapo” i due presidenti avevano discusso e López Obrador aveva sottolineato che non voleva l’intervento diretto degli Stati Uniti e ha insistito, in più di un’occasione, sul rispetto della sovranità del Messico e sul fatto che il vicino settentrionale debba fare qualcosa per fermare il commercio di armi a sud, poiché molte bande criminali hanno acquisito armi negli Stati Uniti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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