Libia: due morti nel Sud di Tripoli

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 8:56 in Africa Libia

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Il Ministero dell’Interno del governo tripolino ha reso noto che due membri delle forze di intervento rapido sono morti ed altri 4 uomini sono rimasti feriti, a seguito di un attacco aereo nel quartier generale del distretto di Ain Zara, nel Sud di Tripoli.

L’attentato, ad opera dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha avuto luogo nella sera di martedì 5 novembre per mezzo di aerei da combattimento. Secondo quanto affermato nella nota del Ministero, non si tratta del primo “atto criminale” di tal tipo. Anche nei giorni precedenti la sede del Ministero dell’Interno è stata interessata da attentati simili, senza causare vittime “innocenti” come invece è accaduto il 5 novembre. Il Ministero si è detto disposto a perseguire i responsabili di queste azioni definite criminali, le quali non possono essere tollerate. Gli autori, è stato sottolineato nella nota, verranno consegnati alla giustizia.

Il 31 ottobre scorso, i servizi di emergenza e pronto soccorso avevano dichiarato che, a seguito di un attacco aereo contro la strada verso l’aeroporto di Tripoli, un’abitazione era stata colpita, causando il ferimento di una donna, del marito e dei quattro figli. L’area interessata dall’attacco si trovava proprio nei pressi della sede del Ministero dell’Interno.

È del 4 novembre la notizia del doppio attacco contro la sezione militare dell’aeroporto di Mitiga e l’accademia di Misurata, annunciata dal portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari. Dall’inizio della campagna di Haftar, volta a riprendere il controllo della capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile scorso, l’aeroporto di Mitiga è stato colpito più di 20 volte. A tal proposito, il Ministero dell’Interno ha reso noto l’intenzione di istituire un comitato speciale tra i Ministeri dell’Interno e dei Trasporti che garantisca che l’aeroporto di Mitiga venga impiegato solo a scopi civili.

Non da ultimo, il 3 novembre, l’LNA ha reso noto di aver inviato nuovi rinforzi militari, soprattutto in termini di armamenti e armi pesanti, verso le postazioni della capitale, lasciando presagire ad una nuova fase ancora più violenta.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

In tale quadro, la Germania si è detta disposta ad ospitare una conferenza internazionale volta a trovare una soluzione politica e pacifica al conflitto e alla conseguente crisi in Libia. Tuttavia, secondo quanto riportato il 28 ottobre scorso, non è stata ancora concordata una data ufficiale. Berlino aveva precedentemente rivelato che la conferenza sarebbe stata aperta a tutti gli attori più influenti e che la sua relazione conclusiva verrà rilasciata solo su consenso unanime dei partecipanti. Si prevede la partecipazione anche dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ovvero Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti, al fine di assicurare l’impegno da parte del Consiglio di Sicurezza nel risultato della Conferenza di Berlino.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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