Il Libano in attesa di un governo, gli studenti continuano a protestare

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 14:11 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre il popolo libanese continua ad organizzare sit-in presso le istituzioni governative della capitale Beirut e delle altre zone del Paese, una data per le consultazioni volte a determinare il primo ministro futuro non è stata ancora stabilita, creando un vuoto politico.

Diversi studenti si sono radunati, il 4 novembre, in segno di protesta davanti alle scuole e le università di tutto il Paese, oltre alla sede del Ministero dell’Istruzione, al 21esimo giorno di manifestazioni contro la classe politica al potere. “Vogliamo un sistema non settario”, “La rivoluzione del 17 ottobre prima di tutto” sono stati tra gli slogan.

Il 4 novembre, il premier dimesso, Saad Hariri, ha tenuto un incontro con il ministro degli Esteri e presidente del Free Patriotic Movement, Gebran Bassil, altresì sostenitore del presidente in carica, Michel Aoun. Il meeting, della durata di tre ore, non ha portato ad alcuna soluzione e si prevede che avrà un seguito. L’ostacolo principale potrebbe essere fatto risalire all’idea di Bassil, secondo cui le dimissioni di alcuni sono da ricollegarsi alle dimissioni di tutti. Ciò significherebbe che anche Hariri sarebbe escluso da un nuovo esecutivo.

Quest’ultimo, secondo quanto sottolineato anche da Aoun, sarà un governo tecnocratico, composto da ministri scelti in base a capacità ed esperienze. Secondo alcune fonti, Bassil ha avanzato all’ex premier la proposta di formare un governo costituito sia da rappresentati dei diversi partiti politici sia da membri del proprio movimento, così da rispettare, allo stesso tempo, quanto determinato dalle ultime elezioni e quanto auspicato dalla popolazione scesa in piazza. Dal canto suo, Hariri si è rifiutato di accettare precondizioni imposte da altri.

I manifestanti scesi per le strade libanesi insistono, invece, sulla formazione di un governo indipendente e imparziale composto da 12 ministri e non collegato ai partiti politici tradizionali. A tale richiesta si aggiunge altresì quella relativa a elezioni anticipate. Lo scopo del nuovo esecutivo, secondo il popolo libanese, dovrebbe essere l’attuazione delle riforme richieste, la lotta alla corruzione ed il recupero dei fondi saccheggiati. La popolazione si è detta determinata a resistere e a mobilitarsi fino a quando le richieste non verranno soddisfatte.

Circa la questione corruzione, il presidente Aoun, in un incontro del 6 novembre, ha ribadito la propria determinazione a contrastare il fenomeno e ha affermato che sono 17 i dossier aperti. A tal proposito, il Libano si è collocato alla 138esima posizione su 180 nell’indice di Transparency International relativo alla percezione della corruzione. Il capo di Stato si è detto pronto anche a introdurre una legge volta a ostacolare la corruzione e a individuare i responsabili, con l’obiettivo di porre fine al caos e agli sprechi anche a livello istituzionale. Non da ultimo, è stato evidenziato che un tribunale apposito verrà incaricato del recupero dei fondi precedentemente rubati alle casse dello Stato.

Nel frattempo, il 6 novembre, la Banca mondiale ha affermato che la situazione in Libano si sta aggravando col passare del tempo e che una ripresa potrebbe incontrare grandi ostacoli. Pertanto, il governo libanese è stato esortato ad agire rapidamente per garantire la stabilità economica e finanziaria del Paese. Secondo l’agenzia di rating Moody’s, le riserve di valuta estera utilizzabili dalla Banca centrale dovrebbero oscillare tra i 5 e 10 miliardi ma queste potrebbero essere impiegate per estinguere il debito estero del governo, stimato a circa 6.5 miliardi di dollari.

L’ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, a partire dal 2020. Questa riguarda l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp e, nello specifico, la prima chiamata effettuata dagli utenti di uno dei mezzi di comunicazione divenuti essenziali per il Medio Oriente e altre aree del mondo. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

L’economia libanese si è indebolita a causa di un enorme debito e di una crisi finanziaria che deriva da un rallentamento dell’afflusso di capitale. La situazione economica risente ancora dei danni della guerra civile tra il 1975 ed il 1990, e attualmente il rapporto di debito pubblico, in relazione alla produzione, ammonta a 76 miliardi di dollari, ovvero oltre il 150% del prodotto interno lordo del Paese. Inoltre, il tasso di disoccupazione per i minori di 35 anni è giunto al 37%.

Le ultime elezioni in Libano risalgono al 6 maggio 2018. Erano le prime dopo nove anni. In tale occasione, sono stati 583 i candidati che sono entrati in competizione per guadagnarsi uno dei 128 seggi del Parlamento. Anche precedentemente, nel 2009, il Libano aveva dovuto affrontare diverse crisi interne aggravate da una serie di attacchi e dai flussi di rifugiati proveniente dalla vicina Siria, dove la guerra civile imperversa da 7 anni.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.