La Serbia acquista armi dalla Russia, Vucic: “Non vogliamo attaccare nessuno”

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 19:05 in Russia Serbia

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La Serbia ha annunciato l’acquisto di armi dalla Russia, nonostante la minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti.

È quanto rivelato da The Associated Press, la quale ha altresì specificato che si tratta di sistemi missilistici di difesa contraerea Pantsyr-S, i quali verranno consegnati a Belgrado nei prossimi mesi. I missili Pantsyr-S sono sistemi anti-aereo a corto e medio raggio montati su mezzi militari che sono stati in precedenza impiegati nel conflitto siriano.

Da parte sua, il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha dichiarato, come riportato dall’agenzia stampa serba Tanjug, che le armi in questione sono di natura difensiva e che quindi non possono far scaturire l’imposizione di sanzioni da parte di Stati terzi.

Tali parole giungono in risposta a quanto dichiarato dall’inviato speciale degli Stati Uniti per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, il quale aveva reso noto, martedì 5 novembre, che l’eventuale acquisto da parte della Serbia di armi russe avrebbe comportato il rischio di sanzioni americane. Per tale ragione, Palmer aveva richiesto a Belgrado di fare attenzione a eventuali transazioni di tale genere, rivelando di voler evitare l’insorgenza di tensioni con Washington.

Di fronte a tale scenario, Vucic ha specificato che l’acquisto di armi dalla Russia non lascia intendere l’intenzione della Serbia di attaccare altri Paesi. Al contrario, Belgrado ha reso noto di voler acquistare armi difensive perché la Serbia “è uno stato libero, piccolo, completamente circondato da Paesi della NATO”, con i quali Belgrado ha rivelato di voler mantenere buone relazioni.

Tuttavia, Tanjug specifica che Vucic ha reso noto di non voler lasciare che il proprio Paese sia debole come è già stato in passato, negli anni Novanta, quando, come ricostruito da The Associated Press, la Serbia era stata bombardata, nel 1999, dalla NATO nel tentativo di porre fine all’offensiva contro i cittadini kosovari di etnia albanese.

La volontà della Serbia di acquistare i Pantsyr-S era già emersa lo scorso 24 ottobre, in occasione dell’ufficializzazione dell’esercitazione russo-serba Slavic Shield 2019, la quale era finalizzata, secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa serbo, Aleksandar Vulin, a simulare “l’utilizzo di gruppi congiunti di combattimento nella difesa contro azioni offensive o di ricognizione nemiche”. Ad essere stati utilizzati, oltre agli S-400, i quali per la prima volta erano stati impiegati in una esercitazione all’estero, anche gli altri sistemi balistici in uso dalle Forze dell’Aviazione russa. In occasione dell’esercitazione, Vucic aveva annunciato che avrebbe ispezionato i sistemi missilistici Pantsyr-S, nell’ottica di un possibile futuro acquisto.

L’avvicinamento di Mosca alla regione balcanica preoccupa la regione e i suoi principali alleati, tra cui gli Stati Uniti e la stessa Unione Europea, i quali temono che potenze quali Russia e Cina possano proporsi quale alternativa a Bruxelles dopo che, lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, secondo Parigi, l’UE deve concentrarsi su quattro sfide: l’uscita del Regno Unito, la Cina, la Russia e il fenomeno migratorio.

In linea con le preoccupazioni degli Stati balcanici e dei loro alleati, lo scorso 25 ottobre la Serbia aveva annunciato di essere prossima alla firma di un accordo commerciale con l’Unione Economica Euroasiatica (EEU), la risposta russa all’Unione Europea. Secondo l’accordo, Belgrado amplierà l’attuale commercio con la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan, rivolgendosi ora anche agli altri due membri dell’unione commerciale. Nell’accordo, inoltre, è stato negoziato l’abbattimento dei dazi per la vendita di prodotti caseari, fruttiferi e per il tabacco, rivolgendosi a circa 180 milioni di cittadini.

È in tale contesto che si colloca anche l’annuncio di Mosca e Belgrado di cooperare nel settore dell’intelligence. A tale riguardo, Voice of America aveva rivelato che mercoledì 23 ottobre il direttore del servizio estero di intelligence della Russia, Sergey Naryshkin, aveva dichiarato alla televisione di stato serba che i 2 Paesi stavano portando avanti “operazioni complesse congiunte” per proteggere i rispettivi interessi nazionali.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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