Colloquio telefonico tra Trump e al-Sisi sulla grande diga africana

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 12:10 in Egitto USA e Canada

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Il presidente americano Donald Trump ha garantito tutto il suo appoggio alla risoluzione della questione della diga GERD durante un colloquio telefonico con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi. I due hanno parlato a lungo del futuro sistema idroelettrico più grande del continente africano e delle strategie per risolvere la disputa tra Egitto, Sudan ed Etiopia, i tre Paesi interessati dal progetto. Secondo quanto riferito dal portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, il presidente Trump ha espresso il suo supporto alle negoziazioni in corso al fine di raggiungere un accordo di collaborazione sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam. Al-Sisi ha poi ringraziato Trump per il suo sostegno e ha descritto il leader americano come un uomo dalla “reputazione unica con il potere di affrontare i conflitti e trovare soluzioni cruciali per risolverli”.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Hassan Shoukry, aveva dichiarato, il 29 ottobre, che l’amministrazione Trump aveva invitato i tre Paesi africani a partecipare a un incontro a Washington, il 6 novembre, per cercare di sbloccare lo stallo nei colloqui. Il Cairo aveva subito accettato l’offerta americana e anche Sudan ed Etiopia hanno confermato la loro partecipazione. Tuttavia, non sono ancora state diffuse notizie sul vertice.

Negli ultimi mesi, l’Egitto ha richiesto con insistenza l’intervento di mediatori esterni nella disputa giudicando esaurite le possibilità di risolverla in maniera trilaterale. L’Etiopia, in precedenza, aveva rifiutato l’idea e aveva affermato che avrebbe proceduto con il riempimento della diga entro il prossimo anno. Lo scorso mese, però, dopo uno scambio di accuse e minacce verbali, anche il primo ministro Abiy Ahmed aveva riconosciuto che le negoziazioni sarebbero state il modo migliore per risolvere la questione.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, assicura che la diga non interromperà il flusso del fiume e sostiene che il progetto incrementerà il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, da parte sua, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la Grand Ethiopian Renaissance Dam possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato il punto di vista del governo egiziano sulle operazioni necessarie a completare la costruzione e il riempimento della diga e, a inizio ottobre, ha definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche e di continuare ad avere potere di veto su qualsiasi decisione che riguarda il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. Tuttavia, il 17 ottobre, qualche giorno prima dell’incontro di Sochi, si sono riaccese le speranze di una ripresa dei colloqui e le parti hanno accettato l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la controversia.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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