Bulgaria: sospetta spia russa incontra Putin a Mosca

Pubblicato il 6 novembre 2019 alle 6:43 in Bulgaria Russia

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Un cittadino bulgaro arrestato per spionaggio per conto della Russia e rilasciato su cauzione, Nikolai Malinov, è stato autorizzato a recarsi a Mosca per incontrare il presidente russo, Vladimir Putin.

È quanto rivelato, martedì 5 settembre, da Bloomberg, il quale ha altresì specificato che Malinov è stato ricevuto da Putin per ricevere un riconoscimento.

Secondo quanto emerso, la sospetta spia, rilasciato dopo il pagamento di una cauzione da 28.000 dollari, non poteva, secondo le condizioni, lasciare il Paese, essendo ancora sottoposto a libertà condizionata. Lo scorso 1 novembre, tuttavia, Malinov aveva lasciato la Bulgaria per recarsi in Russia, dove aveva partecipato a un ricevimento in occasione della festa nazionale dell’Unità, dove era stato accolto con onori statali, come emerso dalle immagini ufficiali dell’evento.

L’autorizzazione a lasciare il Paese era stata concessa da un tribunale bulgaro, il quale dovrà ora rispondere alle indagini dei magistrati.

Poco più di un mese fa, l’11 settembre, le autorità giudiziarie della Bulgaria avevano già accusato il direttore di una ONG bulgara, Nikolai Malinov, di spionaggio per conto della Russia. Nello specifico, la procura aveva ricostruito che Malinov, responsabile del Movimento Russofilo Nazionale, forniva informazioni dal 2010 all’Istituto russo per gli studi strategici, il Russian Institute for Strategic Studies, gestito principalmente da ex agenti dell’intelligence, e per una ONG russa, l’Aquila bicefala.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, le attività di Malinov erano tese a modificare l’orientamento geopolitico della Bulgaria.

Più nello specifico, quanto reso noto dal viceprocuratore capo, Ivan Geshev, Malinov era ritenuto “colpevole di essersi messo al servizio di organizzazioni straniere lavorando per esse come spia”. A sostegno di tali accuse, i magistrati avevano rivelato di aver trovato un documento in lingua russa preparato da Malinov in cui si sosteneva “la necessità del ri-orientamento geopolitico della Bulgaria”. Il report mostrava inoltre le intenzioni di Malinov di creare siti internet, un canale televisivo, un osservatorio di successo e un partito politico al fine di incoraggiare i cittadini bulgari ad adottare un pensiero positivo nei confronti della Russia.

Per la propria condotta, riporta Bloomberg, Malinov aveva ricevuto una condanna a 15 anni di reclusione.

Nella stessa giornata del processo di Malinov, inoltre, i magistrati avevano vietato l’ingresso nel Paese per i prossimi 10 anni anche al vicesegretario della ONG per cui Malinov lavorava, Leonid Reshetnikov, il quale era l’ex direttore dell’Istituto Russo per gli Studi Strategici, nonché ex agente dei servizi segreti russi. Malinov era in buoni rapporti con Reshetnikov, con il quale si incontrava regolarmente in Russia insieme al presidente della ONG Aquila Bicefala, Konstantin Malofeev. Secondo le indagini degli inquirenti, in occasione degli incontri Malinov aveva ricevuto finanziamenti e indicazioni sugli incarichi da svolgere.

In virtù di quanto emerso, il parlamento bulgaro aveva quindi richiesto un’audizione parlamentare al procuratore capo, Sotir Tsatsarov, in merito al caso Malinov. In tale occasione, Tsatsarov aveva rivelato che nelle indagini erano state coinvolte anche altre 15 persone, di cui 8 si trovavano in detenzione temporanea. In occasione degli arresti, erano scoppiate tensioni e proteste da parte del partito di opposizione, il Partito Socialista, che è a favore di relazioni più vicine alla Russia. 

Lo scorso 29 ottobre, inoltre, il Ministero degli Affari Esteri della Bulgaria aveva annunciato di aver concesso all’ambasciatore russo a Sofia, Anatoly Makarov, 24 ore per accertarsi dell’abbandono del Paese da parte del suo primo segretario, accusato di spionaggio. Le indagini, secondo quanto rivelato, erano iniziate lo scorso settembre 2018, in seguito alla ricezione da parte della procura di un avviso dell’Agenzia di Stato per la sicurezza nazionale. In particolare, le indagini avevano fatto emergere che a partire da settembre 2018, il primo segretario dell’ambasciata aveva condotto attività di intelligence, organizzando riunioni cospiratorie con cittadini bulgari, tra cui un alto funzionario autorizzato ad accedere a informazioni classificate sulla Bulgaria, sulla Unione Europea e sulla NATO. Gli incontri erano finalizzati a ottenere, per scopi di intelligence, informazioni sottoposte al segreto di Stato.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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