Russia: scoperto metodo di protezione da armi batteriologiche

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 6:10 in Russia

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L’immunità degli specialisti che dovessero trovarsi a lavorare in zone contaminate da attacchi batteriologici potrebbe essere rafforzata artificialmente. Ad affermarlo in un’intervista lo scienziato Dmitry Kazansky, direttore del laboratorio dei meccanismi di regolazione dell’immunità del Centro per i tumori russo N. N. Blokhina.

Nel corso della lunga esperienza nella della lotta contro il cancro, il team di Dmitry Kazansky è stato impegnato nella ‘riprogrammazione’ dei linfociti umani per sviluppare la risposta immunitaria del corpo. Per questo, i geni necessari sono stati introdotti nei linfociti per combattere l’oncologia. Secondo gli scienziati, questi sviluppi nel campo della creazione di ‘immunità artificiale’ potrebbero essere utilizzati in altri settori.

Rispondendo alla domanda su come utilizzare i risultati ottenuti in caso di minaccia del terrorismo biologico, lo scienziato ha risposto che i linfociti modificati potranno essere introdotti negli organismi di quegli operatori che si dovessero trovare a lavorare nelle zone contaminate dalle infezioni.

Secondo Kazansky, “nel mondo moderno, ci troviamo ad affrontare nuovi tipi di microrganismi e dobbiamo cominciare a pensare seriamente a come resistere alla minaccia del bioterrorismo. La nostra tecnologia fa parte della strategia di difesa del Paese”.

Nello specifico, la strategia sarebbe quella di ‘caricare’ di linfociti, opportunamente modificati e capaci di fornire le giuste risposte e difese all’organismo, tutti quegli operatori che dovessero essere inviati in zone contaminate a seguito di attacchi batteriologici per prestare soccorsi, prendersi cura dei civili o anche combattere, se necessario.

Anche i ricercatori occidentali sono seriamente preoccupati per il possibile sviluppo di nuove armi biologiche, e non solo da parte dei terroristi. Va ricordato a tal proposito il caso di Igor Giorgadze, ex ministro della Sicurezza della Georgia, secondo il quale gli USA avrebbero condotto esperimenti biologici su persone nel laboratorio di Lugar, nei pressi della capitale Tbilisi.

Nel 2015, lo stesso ministero degli Esteri russo aveva preso molto sul serio tale possibilità, sostenendo che il cosiddetto “Centro di Ricerca di Medicina Richard Lugar”, situato alla periferia di Tbilisi, ospitasse con ogni probabilità proprio un’unità di ricerche medico-militari delle forze armate degli Stati Uniti. Il Pentagono ha respinto le accuse, ma da allora Mosca non ha mai smesso di preoccuparsi di una simile possibilità e di studiare come tutelarsi.

A tal proposito lo scorso anno, in una riunione delle Nazioni Unite sul disarmo, i rappresentanti russi hanno presentato una proposta per rafforzare le misure per monitorare il rispetto della Convenzione sul divieto delle armi biologiche e tossiche.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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