Qatar: nonostante l’assedio, raggiunti notevoli progressi

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 12:08 in Medio Oriente Qatar

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L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, ha affermato che il Qatar è stato in grado di superare le conseguenze del blocco e contenere gli effetti negativi.

Le parole sono giunte il 5 novembre, in occasione dell’apertura della 48esima sessione ordinaria del Consiglio della Shura, un consiglio consultivo senza poteri legislativi ma solo di raccomandazione non vincolante. In tale occasione, l’emiro ha sottolineato che le pretese avanzate in precedenza dai Paesi fautori del blocco sono cadute e che il Paese ha compiuto notevoli progressi in campo economico, come dimostrato dalla crescita della produzione di gas.

Il riferimento è alla cosiddetta “crisi del Golfo”, che ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

Nel discorso del 5 novembre, lo sceicco qatarino ha affermato che nel corso dei prossimi due anni un alto comitato del consiglio consultivo, presieduto dal primo ministro, avrà il compito di elaborare le norme necessarie ad indire le elezioni future, oltre a strumenti relativi al sistema elettorale che stabiliranno le condizioni e le procedure necessarie per nomine e votazioni.

L’emiro ha poi evidenziato che, per il terzo anno consecutivo, il Qatar continua ad essere vittima dell’embargo e di pratiche illegali, nonostante le tesi volte a giustificarlo non siano più valide. Tuttavia, è stato sottolineato, Doha è riuscita a limitare gli effetti negativi attraverso un approccio costituito da calma e determinazione. A tal proposito, lo sceicco ha affermato che il Paese si è sempre detto pronto al dialogo per risolvere i contrasti nati anche in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), sulla base di alcuni principi, tra cui il rispetto reciproco e della propria sovranità, il perseguimento degli interessi comuni, e la non ingerenza in affari interni.

Al-Thani ha poi messo in luce le politiche ed i progetti messi in atto nella cornice della Vision 2030, anch’essi fondamentali per limitare l’impatto del blocco. Non da ultimo, l’emiro ha affermato che il deficit di bilancio registrato nel 2017 si è trasformato in un surplus e ciò dimostra che il Paese è sulla buona strada. In particolare, il Pil è aumentato del 15%.

Tuttavia, Hamad al-Thani ha rilevato che la regione del Golfo sta assistendo ad eventi che minano la sicurezza di tutti i Paesi e ciò richiede il dialogo, considerato la base fondamentale. Circa le questioni estere, lo sceicco qatarino ha affermato che la pace in Medio Oriente può essere raggiunta solo risolvendo la questione palestinese e ha sottolineato la necessità di una riconciliazione nazionale anche in Libia. Altri Paesi toccati dallo sceicco nel proprio discorso sono stati Siria, Yemen e Sudan.

In materia di politica estera, il Qatar, a detta dell’emiro, ha scelto una strategia basata su un equilibrio tra i propri principi e gli interessi in materia economica e di sicurezza. Doha si è detta altresì pronta ad assumere il ruolo di facilitatore per promuovere il dialogo, soluzioni eque e la risoluzione pacifica delle controversie. Non da ultimo, il Qatar ha partecipato a tutti gli sforzi internazionali e regionali volti a una convivenza pacifica, alla salvaguardia dell’ambiente, al contrasto della povertà e alla lotta al terrorismo.

Il Consiglio della Shura conta attualmente 45 membri, due terzi dei quali eletti a suffragio diretto universale segreto mentre l’Emiro dello Stato viene nominato da 15 Paesi. Alcuni osservatori hanno rilevato che il prossimo decreto potrebbe portare ad un cambiamento e, nello specifico, si passerebbe da un sistema di nomina a un sistema basato su votazioni e ciò rafforzerà il percorso verso la democrazia.

Uno degli ultimi discorsi dell’emiro risale al 24 settembre scorso, quando al-Thani si è rivolto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Anche in tale occasione, lo sceicco ha dichiarato che, per porre fine alla cosiddetta crisi del Golfo, è necessario frenare un embargo “ingiusto” e proseguire sulla strada di un dialogo non condizionato, basato sul rispetto reciproco. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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