Migranti: la Francia limita l’immigrazione economica

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 18:50 in Francia Immigrazione

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Per la prima volta, la Francia porrà limiti al numero di lavoratori provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea.

La decisione, ufficializzata martedì 5 novembre, è stata comunicata dal ministro del Lavoro della Francia, Muriel Penicaud, la quale ha presentato la misura che i partiti di destra chiedevano da tempo nel Paese.

Nello specifico, con la nuova legge, vi sarà una soglia al numero di lavoratori extra-UE che entreranno nel Paese, limitando di fatto l’immigrazione economica. Tale misura, però, riguarderà soltanto alcune professioni, le quali faranno parte di una lista elaborata dal governo. Secondo quanto annunciato, le quote verranno imposte nell’arco dell’estate del 2020.

Secondo quanto riportato dal Telegraph, adottando tale approccio, la Francia potrà assumere lavoratori sulla base dei suoi bisogni, come già realizzato in Canada e in Australia.

Le nuove misure verranno svelate mercoledì 6 novembre, ma secondo quanto anticipato, il premier annuncerà anche la sospensione dell’assistenza sanitaria per i richiedenti asilo e per gli immigrati clandestini per i primi tre mesi della loro permanenza nel Paese.

A tale riguardo, il governo ha rivelato di voler evitare il fenomeno del “turismo sanitario”, una scelta compiuta principalmente da cittadini albanesi e georgiani, i quali non necessitano di visto per entrare nell’area Schengen e si recano in Francia per beneficiare dell’assistenza sanitaria gratuita.

In precedenza, il premier francese, Edouard Philippe, aveva già annunciato di non essere contrario all’imposizione di limiti sul numero dei migranti. Tale strategia, sottolinea Reuters, rientra nel tentativo del governo di allontanare le preoccupazioni degli elettori in merito all’immigrazione, un tema fortemente contrastato dai partiti rivali di estrema destra.

In tale contesto, il governo, fortemente alleato al presidente centrista, Emmanuel Macron, è messo sotto pressione anche dai suoi stessi sostenitori, i quali contrastano ogni misura che, secondo la loro percezione, risponda alle richieste o alle istanze dell’estrema destra.

I partiti conservatori hanno ben accolto la misura del governo, ma secondo quanto dichiarato da Aurelien Pradié, facente parte del partito dei Repubblicani, la decisione potrà risultare più credibile quando e se verrà sottoposta al voto dei parlamentari. Già nel 2007 Sarkozy aveva annunciato una simile misura del governo, ma successivamente non era stata portata avanti dopo che un report ne aveva rilevato l’infattibilità.

Da parte sua, il ministro del Lavoro ha reso noto che la misura che il governo intende adottare risponde alla necessità di far tornare i cittadini francesi sul mercato del lavoro. Tale tema è prioritario, ha reso noto Penicaud, e ad esso seguono l’accoglienza dei rifugiati e la loro integrazione nel mercato del lavoro.

Attualmente, spiega il Telegraph, i datori di lavoro francesi si trovano a dover fornire spiegazioni in merito alle scelte fatte in materia di assunzioni, le quali spesso non riguardano un cittadino francese. A tale riguardo, risultano essere stati circa 33.000 i cittadini stranieri che hanno ricevuto un visto in Francia nel 2018. In particolare, inoltre, la Francia accoglie cittadini provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’Africa.

Nel Paese, però, vi è un tasso di disoccupazione pari a circa l’8.5%, motivo per cui molti cittadini francesi, riporta il Telegraph, sono disposti ad accettare lavori scarsamente retribuiti, mentre vi è scarsità nel Paese di candidati francesi per professioni nel settore dell’ingegneria o dell’informatica.

Secondo un sondaggio riportato dal Telegraph, la maggior parte dei cittadini francesi reputa che vi sia un numero eccessivo di stranieri nel Paese, il quale lo scorso anno è stato scelto da 122.743 richiedenti asilo, circa il 22% in più rispetto all’anno precedente.

In tale clima, i sondaggi rivelano inoltre che Marine Le Pen, leader del partito nazionale di estrema destra, risulta essere la principale rivale di Macron alle prossime elezioni presidenziali, programmate per il 2022. Secondo l’ultima previsione, realizzata nel corso della settimana corrente, in caso di ballottaggio con Macron, il 45% dei francesi voterebbe per Le Pen. Nel 2017, tale percentuale ammontava al 34%.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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