Messico-Argentina: López Obrador frena l’asse progressista di Fernández

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 8:02 in Argentina Messico

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Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, si è riproposto di condurre una politica estera che sia aperta al dialogo con tutti, ma senza prese di posizione ideologiche. Con la direttrice principale di non interferire in questioni di altri paesi, il presidente messicano si mostra sensibile alle richieste di tutti i vicini, che si tratti di Donald Trump, di Nicolás Maduro, dei presidenti centroamericani o di Alberto Fernández, presidente eletto dell’Argentina in visita a Città del Messico. Tuttavia, tranne nel caso degli Stati Uniti, di cui ha soddisfatto le richieste con più restrittivi controlli sull’immigrazione alle frontiere meridionali, e di El Salvador, coinvolto in un piano di sviluppo agricolo che riguarda gli stati del Messico sud-occidentale, con il resto dell’America Latina López Obrador si è limitato ad ascoltare senza lasciarsi coinvolgere in maniera particolare. Le aspettative di Alberto Fernández di costruire un grande asse progressista nella regione, dunque, si sono raffreddate dopo la visita a Città del Messico, la prima all’estero dopo la vittoria elettorale.

La politica estera non è una priorità per López Obrador, nonostante i desideri delle forze progressiste latinoamericane, che sembrano recuperare consensi dopo alcuni anni di sconfitte. La vittoria dell’attuale presidente del Messico, nel luglio 2017, fu la prima di un candidato di sinistra dopo diverse battute d’arresto, e numerosi partiti e organizzazioni di tutta la regione la hanno considerata l’inizio del ritorno della “sinistra latinoamericana”, sebbene ciò fosse lontano dalle intenzioni e dagli interessi del presidente messicanoLa vittoria di Fernández in Argentina e quella di Evo Morales, seppur fortemente contestata, in Bolivia hanno provocato particolare entusiasmo, tanto che alcuni leader, tra cui venezuelano Nicolás Maduro, parlano di aprire un nuovo ciclo come quello formato nei primi anni 2000 da Lula, Hugo Chávez, Nestor Kirchner, Evo Morales e Rafael Correa, sotto l’ombrello ideologico di Fidel Castro, all’epoca ancora in vita.

“La cosa più importante è attenersi alla nostra politica estera, che è definita nella Costituzione e poggia sui principi di non intervento, autodeterminazione dei popoli, cooperazione pacifica delle controversie” – ha detto López Obrador nella sua conferenza stampa lunedì 4 novembre, quando gli è stato chiesto delle aspettative argentine. “Naturalmente abbiamo rapporti di fratellanza con i popoli dell’America Latina e dei Caraibi. Ma allo stesso tempo abbiamo un rapporto di rispetto economico, cooperazione e sostegno reciproco con gli Stati Uniti e il Canada, e manterremo tale rapporto per motivi geopolitici, economici e di amicizia” – ha affermato il Presidente del Messico poche ore prima di ricevere Fernández al Palazzo Nazionale.

Nella conferenza stampa dopo il vertice, Fernández, che ha parlato da solo in omaggio all’etichetta, non avendo ancora assunto l’incarico, non ha citato l’asse progressista, limitandosi a sottolineare che López Obrador “aiuterà l’Argentina ad affrontare la questione del debito” con le organizzazioni internazionali.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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