L’Iran continua a violare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 10:02 in Iran Medio Oriente

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Il direttore dell’Agenzia iraniana per l’Energia atomica, Ali Akbar Salehi, ha dichiarato, il 4 novembre, che Teheran sta proseguendo con lo sviluppo di nuove centrifughe nell’ambito del proprio programma nucleare. Annunciata altresì la quarta fase di riduzione degli adempimenti all’accordo. 

In particolare, si tratta di 60 centrifughe di tipo Ir-6, la cui potenza è maggiore rispetto a quella stabilita con l’accordo sul nucleare del 2015. Inoltre, la quantità stessa di centrifughe possedute da Teheran supera il limite precedentemente fissato. Il prototipo Ir-6, ha specificato Salehi, produce uranio arricchito ad una velocità pari a 10 volte quella delle centrifughe di prima generazione IR-1s, incluse nei termini dell’accordo. Inoltre, Teheran sta lavorando su un nuovo prototipo che sarà 50 volte più veloce rispetto ad Ir-1s.

In questo modo, l’Iran ha raddoppiato la quantità consentita di centrifughe di tipo avanzato, violando l’intesa raggiunta con le potenze mondiali e, a detta di esperti, il Paese potrebbe raggiungere in un anno la quantità annuale di uranio sufficiente per produrre armi nucleari. Salehi ha affermato che la mossa dimostra le capacità e la determinazione dell’Iran. Inoltre, è stato evidenziato che le nuove centrifughe sono di provenienza e fabbricazione nazionale ma la loro qualità non è inferiore a quella dei modelli stranieri. Non da ultimo, a detta di Salehi, attualmente l’Iran produce 5 kg di uranio arricchito al giorno, 10 volte di più rispetto a due mesi fa, quando Teheran aveva annunciato di aver limitato la propria adempienza alle restrizioni sul programma nucleare.

In tale quadro, è del 5 novembre la dichiarazione del presidente iraniano, Hassan Rouhani, secondo cui il 6 novembre Teheran proseguirà con la quarta fase di riduzione dei propri adempimenti all’accordo sul nucleare del 2015. Questa consiste nell’iniezione di gas di uranio in 1044 macchinari dell’impianto di Fordow. Tuttavia, è stato specificato che si tratterà di una mossa reversibile se l’Europa riprenderà a rispettare i propri impegni. 

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Tra le clausole, ridurre per 15 anni la quantità delle centrifughe per l’arricchimento di uranio, oltre al limite di 300 kg per le riserve di uranio arricchito e la riconfigurazione di reattori come quello di Arak per la produzione di acqua pesante, affinché l’Iran non producesse armi a base di plutonio. Inoltre, si prevedeva l’impiego di sole 5.060 centrifughe di prima generazione per l’arricchimento di uranio. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti.

La dichiarazione di Salehi è giunta in occasione della commemorazione della cosiddetta “crisi degli ostaggi”, ovvero il 40esimo anniversario dall’assalto all’ambasciata statunitense del 4 novembre 1979, cui fecero seguito 444 giorni di tensioni. Per l’occasione, diversi manifestanti si sono radunati a Teheran, di fronte all’ambasciata. Nel ricordare la ricorrenza, Salehi ha evidenziato che la coincidenza tra il lancio delle nuove centrifughe e l’anniversario della presa dell’ambasciata dimostra che “il sangue dei martiri iraniani non è stato vano”.

Da parte europea si è cercato, a più riprese, di salvare l’accordo. Non da ultimo, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere.

Il portavoce dell’Agenzia, Behrouz Kamalvandi, il 5 agosto scorso, aveva dichiarato che l’Iran aveva già ridotto in parte i propri adempimenti, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. La prima fase di riduzione degli adempimenti ha visto il blocco dell’esportazione di acqua pesante e l’aumento della propria scorta di uranio arricchito a 300 kg. In un secondo momento, nello specifico il 7 gennaio 2019, l’Iran ha portato a termine una seconda fase della restrizione dei propri obblighi, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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