Guinea: altri 2 morti negli scontri tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 11:38 in Africa Guinea

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Altre 2 persone sono state uccise in Guinea in uno scontro con la polizia esploso, lunedì 4 novembre, durante la processione di un funerale per la commemorazione delle vittime delle scorse proteste. Le contestazioni, che agitano il Paese da metà ottobre, sono organizzate da una coalizione di politici e attivisti che si oppongono al governo del presidente Alpha Conde.

I primi contrasti erano iniziati il 14 ottobre, quando Conde aveva annunciato la decisione di introdurre un possibile cambio di Costituzione, che gli consentirebbe di competere nuovamente alle prossime elezioni e di rimanere in carica per un terzo mandato. Centinaia di persone si erano radunate nella capitale, Conakry, e nella città di Mamou, roccaforte delle opposizioni, per manifestare contro l’operato del presidente e la polizia guineana aveva reagito aprendo il fuoco contro i dissidenti e uccidendone 5. Alla fine di ottobre, tuttavia, il numero delle vittime degli scontri è aumentato.

Durante la processione di lunedì, in cui si commemorava la morte di 11 manifestanti, altre 2 persone sono state uccise in seguito all’esplosione di violenze represse dalla polizia con gas lacrimogeni, manganelli e cannoni ad acqua bollente. “Alcuni sono stati feriti e ci sono state perdite di vite”, ha riferito il portavoce della polizia, Morya Kaba, aggiungendo che l’ospedale locale ha registrato al momento 2 morti.

Il leader dell’opposizione, Cellou Diallo, che è arrivato secondo dopo Conde sia alle elezioni presidenziali del 2010 sia a quelle del 2015, ha dichiarato che le vittime sarebbero state uccise da proiettili veri. Ciononostante, le sue affermazioni non sono ancora state verificate.

Le proteste si sono scatenate in risposta ai timori che il presidente Conde possa cercare un terzo mandato presidenziale. L’81enne è diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare, successivo alla morte dell’ex presidente Lansana Conte, e suscitando speranze per il progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, appartiene al gruppo etnico Peul, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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