Egitto: uccisi 83 militanti nel Sinai del Nord

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 11:00 in Africa Egitto

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L’esercito egiziano ha reso noto, il 4 novembre, che le proprie forze hanno ucciso 83 presunti militanti terroristi nell’ultimo mese, a seguito di operazioni condotte nel Sinai del Nord e nelle aree centrali della regione.

Ai militanti uccisi, definiti infedeli, si sono aggiunti altri morti e feriti tra le forze di sicurezza. Il periodo preso in considerazione va dal 28 settembre al 4 novembre. In tale lasso di tempo, sono stati 61 i presunti criminali detenuti, trovati in possesso di circa 376 dispositivi esplosivi. Non è stato, però, specificato il gruppo di appartenenza di tali gruppi armati.

Le prime operazioni, è stato specificato nel comunicato del 4 novembre, hanno portato all’uccisione di 77 terroristi e al sequestro di 65 tipi di armi di diverso tipo, oltre a 78 dispositivi di natura esplosiva. Successivamente, altri 6 militanti sono stati uccisi. Non da ultimo sono stati altresì scoperti e distrutti 14 rifugi impiegati dai gruppi terroristici, a cui si aggiungono 115 veicoli danneggiati.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione. Gli avvenimenti più recenti comprendono gli scontri del 15 settembre, verificatisi nell’area di Jalbana, anch’essa situata nel Sinai del Nord, tra le forze di sicurezza ed un gruppo di combattenti, definiti terroristi. Uno dei militanti è stato ucciso mentre tre ufficiali ed un poliziotto sono rimasti feriti. Il 29 settembre, poi, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 15 combattenti jihadisti, nel corso di una sparatoria nel Sinai del Nord. Successivamente, gli ufficiali hanno rivelato che in un raid compiuto martedì 29 ottobre dalle forze dell’ordine egiziane, nella città costiera di el-Arish, 13 sospetti militanti jihadisti sono stati eliminati.

Le insurrezioni nella regione del Sinai del Nord si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. Secondo dati ufficiali, sono 60 soldati egiziani uccisi da febbraio 2018.

Tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine.

Tra le organizzazioni terroristiche più attive vi è Wilayat Sinai, che trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre scorso, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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