Burkina Faso: membro del Parlamento ucciso in un attentato

Pubblicato il 5 novembre 2019 alle 17:49 in Africa Burkina Faso

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In Burkina Faso, un membro del Parlamento e il vicesindaco della città di Djibo sono stati uccisi mentre viaggiavano verso la capitale, Ouagadougou. Fonti locali hanno riferito che il veicolo sul quale si trovava il legislatore Oumaru Dicko, insieme ad altri 3 colleghi, è esploso dopo aver colpito un ordigno improvvisato posizionato lungo la strada. Alcuni passeggeri che viaggiavano su un autobus da Ouagadougou a Djibo hanno assistito all’attacco e hanno riferito di aver tentato di salvare Dicko e gli altri dal veicolo in fiamme. Tuttavia, dopo l’esplosione un gruppo di uomini armati si è avvicinato al luogo dell’attentato e ha portato via alcuni dei sopravvissuti. “Abbiamo portato i feriti fuori dal veicolo. Gli aggressori li hanno trascinati via e abbiamo sentito spari di pistola”, ha detto un testimone citato dal quotidiano Al Jazeera. “Avevano lancia missili e altre armi sofisticate”, ha aggiunto. Al momento, nessuno dei gruppi terroristici attivi in Burkina Faso ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Lunedì 4 novembre, la Francia ha annunciato che espanderà l’operazione Barkahne, la missione militare a guida francese operativa nel Sahel, anche in Burkina Faso, inviando soldati nelle regioni del Nord. Secondo i dati riportati da Al Jazeera, finora quest’anno le violenze nel Paese dell’Africa Occidentale hanno portato alla morte di circa 1.700 persone, più di quelle registrate nel vicino Mali, che ha tuttavia ricevuto maggiori finanziamenti internazionali, supporto militare e attenzione mediatica. Inoltre, il conflitto ha provocato in Burkina Faso una crisi umanitaria nella quale circa mezzo milione di abitanti risultano sfollati.

Elvis Nadou, caporedattore di WAT FM, una stazione radio locale, ha detto ad Al Jazeera English: “Come vicesindaco, Dicko era un simbolo e un rappresentante del potere esecutivo a livello locale. Nell’assemblea nazionale, agisce e parla in nome dell’interesse popolare e quindi, in una certa misura, rappresenta l’intera nazione”. Intensificare il controllo statale e ridurre l’illegalità nel Nord del Paese è una questione che il governo deve affrontare con urgenza per riportare la pace e la sicurezza. La città di Djibo è stata colpita da 6 attentati dall’inizio di quest’anno.

È la prima volta che un membro del Parlamento viene ucciso da quando la violenza è esplosa senza controllo nel Paese. Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

A partire dal 2017, il Burkina Faso ha poi assistito ad una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Secondo il Country Report on Terorrism 2017 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso.

Il Paese fa parte della forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti anche da Mauritania, Niger e Ciad, creato nel febbraio 2017, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella parte nord-occidentale della regione. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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