Turchia: la revoca della cittadinanza non fermerà il ritorno dei combattenti dell’ISIS

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 16:13 in Europa Turchia

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Il ministro degli Interni di Ankara, Suleyman Soylu, ha dichiarato che la Turchia rispedirà i combattenti dell’ISIS nei propri Paesi d’origine, anche se la loro cittadinanza è stata revocata.

Tale dichiarazione è stata rilasciata il 4 novembre e ha particolarmente colpito i Paesi Europei. Soylu ha affermato che l’Europa sta cercando di creare “una nuova forma di diritto internazionale” chiedendo che i prigionieri dello Stato Islamico vengano processati nei Paesi dove sono stati catturati. Il ministro ha poi aggiunto che la Turchia detiene quasi 1.200 combattenti stranieri dell’ISIS e ne ha catturati altri 287 durante la sua recente operazione contro le milizie curde nel Nord-Est della Siria. Soylu ha chiaramente affermato che rimanderà questi individui nei propri Paesi d’origine, senza preoccuparsi della revoca della cittadinanza da parte degli Stati interessati. Soylu ha poi aggiunto che i combattenti stranieri dell’ISIS per il momento saranno trasferiti nelle prigioni situate nelle zone controllate dalla Turchia nel Nord della Siria, tra cui Jarablus, al-Bab, Azaz e Afrin.

Il ministro turco aveva già minacciato tale azione il 2 novembre. “Non siamo un hotel per l’ISIS, tratterremo i combattenti catturati nelle nostre carceri per un po’, ma poi li rimanderemo ai loro Paesi di provenienza”, ha specificato SoyluL’1 novembre, lo Stato Islamico ha confermato la morte del suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi e ha annunciato il suo successore. Nel suo primo video, il nuovo capo dell’Isis, al-Qurayshi, ha affermato, in riferimento al suo predecessore: “Ti piangiamo comandante dei fedeli”. Nel messaggio, al-Qurayshi ha anche invitato i seguaci del gruppo a giurare fedeltà al nuovo leader, che si dichiara discendente della tribù del profeta Maometto, quella dei Quraysh. Il filmato, di sette minuti, non fornisce ulteriori dettagli sul nuovo capo dell’organizzazione e non è apparsa immediatamente chiara l’identità dell’uomo. L’ISIS di solito identifica i suoi leader usando nomi da combattimento che si riferiscono alla loro appartenenza tribale e al loro lignaggio. Questi nomi possono cambiare spesso. Nel messaggio, al-Qurayshi ha invitato i seguaci del gruppo a giurare fedeltà al nuovo leader, che afferma di discendere dalla tribù del profeta Maometto, quella dei Quraysh. Essere un discendente è stato visto come un prerequisito per diventare un califfo.

L’audio del nuovo leader si rivolge anche agli Stati Uniti, dicendo: “Non rallegrarti dell’America. Il nuovo prescelto ti farà dimenticare l’orrore che hai visto e renderà i risultati dei giorni di Baghdadi deliziosi”. Il generale Frank McKenzie, capo del comando centrale dell’esercito degli Stati Uniti, ha riferito che i soldati USA hanno scoperto che Al-Baghdadi era nascosto in un tunnel del complesso in cui stavano per fare irruzione quando la cattura era ormai imminente. Mostrando un video e alcune immagini del raid, avvenuto il 26 ottobre, McKenzie ha ribadito che Al-Baghdadi ha fatto detonare una veste esplosiva, uccidendo sé stesso e 2 bambini piccoli che erano con lui. Sebbene l’operazione sia stata un successo, McKenzie ha sottolineato che sarebbe un errore pensare che l’ISIS è stato sconfitto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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