Regno Unito: Johnson blocca il dossier sulle interferenze della Russia

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 18:57 in Russia UK

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Il governo inglese ha ostacolato la pubblicazione di un report parlamentare sulle minacce di sicurezza poste dalla Russia.

È quanto rende noto il Guardian, il quale ha altresì rivelato che il dossier, con potenziali forti conseguenze sulla vita politica inglese, non potrà essere svelato al pubblico almeno fino a quando non si terranno le elezioni parlamentari.

Il documento proviene dalla commissione parlamentare sull’intelligence e la sicurezza di Londra e contiene 50 pagine di analisi sulle accuse rivolte al Cremlino sulla possibile campagna portata avanti per distorcere il risultato del referendum del 2016 sull’abbandono dell’Unione Europea da parte del Regno Unito.

Nello specifico, secondo quanto ricostruito dal Guardian, la commissione parlamentare ha esaminato all’interno del report le accuse in merito al denaro che la Russia ha inviato ai partiti politici inglesi, soprattutto al Partito conservatore. Parallelamente, sono state anche analizzate e verificate le accuse in merito alla campagna di interferenza lanciata da Mosca a supporto della Brexit in occasione del referendum del 2016.

Da parte sua, il governo ha dichiarato, lunedì 4 novembre, che non autorizzerà la pubblicazione del dossier prima di martedì sera, momento della sospensione dei lavori del Parlamento, rendendo quindi improbabile la pubblicazione del dossier prima delle elezioni generali del 12 dicembre.

Secondo quanto rivelato da un portavoce del governo, dossier come questi devono essere sottoposti a un ben preciso iter, il quale prevede circa 6 settimane di tempo prima che ne venga autorizzata la pubblicazione. In virtù di ciò, da parte sua, il governo ha dichiarato di essere in linea con quanto previsto solitamente per svolgere i dovuti controlli prima di procedere con la pubblicazione.

Tuttavia, il presidente della commissione, Dominic Grieve, ha contrastato quanto sostenuto dal governo, dichiarando che il posticipo della pubblicazione al dopo-elezioni è stato imprevisto e infondato. Ciò deriva dal fatto che, secondo quanto dichiarato da Grieve, la legge prevede che il premier, nel caso in cui abbia motivazioni valide per la mancata pubblicazione di un report, debba presentare, entro 10 giorni dalla ricezione del documento, le proprie considerazioni in merito. In caso contrario, o una volta trascorso questo lasso di tempo, il report può essere pubblicato.

Secondo quanto reso noto, però, il dossier sulla Russia, al quale la commissione lavorava da 18 mesi, era stato presentato al governo lo scorso 17 ottobre. Ciò vuol dire che, secondo la legge, Johnson aveva tempo fino al termine della scorsa settimana per impedirne la pubblicazione. Il report, inoltre, secondo quanto rivelato, era anche già stato controllato dalle agenzie per la sicurezza britanniche, le quali avevano contribuito alla raccolta delle informazioni. Ad esempio, l’ex agente dei servizi segreti inglesi che aveva autorizzato l’apertura di una inchiesta sui collegamenti tra Trump e Mosca, Christopher Steele, aveva rilasciato una testimonianza sull’interferenza della Russia nella politica interna degli Stati europei, la quale era stata inserita nel dossier.

Visto quanto dichiarato da Grieve e vista l’opposizione del governo, il quale sostiene di essere in linea con i tempi tecnici previsti per la concessione dell’autorizzazione, i leader dei partiti di opposizione hanno accusato Johnson di censura. In particolare, il leader dell’opposizione, Jeremy Corbyn, ha dichiarato di ritenere necessaria la pubblicazione del report e, visti gli ostacoli posti dal governo, ha più volte chiesto a Downing Street cosa abbia da nascondere.

La consultazione popolare del 2016 sull’uscita dall’Unione Europea aveva diviso la Gran Bretagna in due. Il 52 percento del Paese era risultato favorevole alla Brexit, mentre il 48 percento si era detto contrario. Dopo il voto, le difficoltà nel negoziare un accordo di uscita stanno tutt’ora paralizzando il sistema politico e, dopo aver ottenuto una proroga da Bruxelles al 31 gennaio, con possibilità di abbandono del blocco comunitario il giorno stesso della ratifica dell’accordo, Londra andrà ad elezioni il prossimo 12 dicembre, nel clima meno prevedibile dell’ultima generazione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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