Rappresentante USA partecipa all’incontro dell’ASEAN

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 17:22 in Asia USA e Canada

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Un rappresentante degli Stati Uniti, Robert O’Brien, ha partecipato all’incontro dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) a Bangkok, durante il quale ha denunciato le “intimidazioni” di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.

O’Brien ha poi invitato i Paesi asiatici a partecipare ad un vertice speciale negli Stati Uniti nel primo trimestre del 2020. I membri dell’ASEAN sono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam. Parlando a questi Paesi, l’inviato degli Stati Uniti, ha affermato che Pechino utilizza l’intimidazione per cercare di impedire a tutti gli altri di sfruttare le risorse offshore, bloccando l’accesso a 2.5 trilioni di dollari di riserve di petrolio e gas della regione. Negli Stati Uniti O’Brien è consigliere per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca.

L’ASEAN ha spesso discusso il tema delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, cercando di trovare una soluzione. Il Vietnam voleva che i leader del gruppo denunciassero pubblicamente l’ingerenza cinese nelle acque in cui il Vietnam ha il diritto esclusivo di sfruttamento delle risorse energetiche e altri atti recenti e aggressivi al largo delle Filippine e della Malesia. La Cina, attraverso il suo alleato nell’ASEAN, la Cambogia, è riuscita a bloccare tali iniziative. Dopo settimane di discussioni, i diplomatici hanno raggiunto un compromesso e hanno espresso preoccupazione per i gravi incidenti nella zona e per l’aumento delle tensioni, che possono “minare la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione”. Tale comunicato non nomina la Cina.

Il Mar Cinese Meridionale è un’area contesa tra gli Stati del Sud-Est asiatico. Cina e Taiwan rivendicano in toto la sovranità dell’area, mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei portano avanti rivendicazioni concorrenti su alcune zone. La zona è un importante snodo per i trasporti marittimi, che generano scambi commerciali dal valore di circa 5.000 miliardi di dollari l’anno e sono ricche di giacimenti minerari. Pechino continua a ribadire la sua sovranità sulle acque per ragioni che sono collegate ad una sua storica presenza nell’area. 

La Cina ha spesso ammonito gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono vicino alle isole occupate dalla flotta di Pechino. Washington ha espresso preoccupazione per questo fenomeno, che ha chiamato “militarizzazione del Mar Cinese Meridionale”, poiché la potenza asiatica sta costruendo installazioni militari su isole artificiali e barriere coralline. La Cina difende le sue costruzioni perché necessarie per l’autodifesa, affermando poi che sono gli Stati Uniti ad aumentare le tensioni nella regione, inviando navi da guerra e aerei militari vicini alle isole rivendicate da Pechino.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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