Kashmir: attacco letale con granate nella città di Srinagar

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 16:34 in India Pakistan

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Almeno una persona è stata uccisa e altre 34 sono rimaste ferite in un attacco avvenuto nella città di Srinagar, nella regione del Kashmir amministrata dall’India. 

L’esplosione di una serie di granate ha avuto luogo nella strada Hari Singh, nel centro della città di Srinagar, secondo quanto hanno riferito i funzionari locali. Almeno 3 membri delle forze paramilitari indiane sono trai feriti e uno di questi è in condizioni critiche. Si tratta del più violento attacco che si è verificato in Kashmir da quando l’India ha deciso di revocare lo status speciale della regione, il 5 agosto. L’attacco non è stato rivendicato e le forze di sicurezza non hanno ancora rilasciato informazioni su possibili sospetti. 

Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Complessivamente ci sono state 722 manifestazioni in tutta la regione, a partire dal 5 agosto alla fine di settembre. Le città maggiormente interessate sono state quella di Srinagar, il distretto di Baramulla, nel Nord-Ovest e Pulwama, situata nel Sud. Quasi 200 civili e 415 membri delle forze di sicurezza sono stati feriti, secondo una fonte interna al governo indiano, resa pubblica il 15 settembre. Inoltre, circa 4.100 persone, tra cui 170 leader politici, sono stati arrestati in tutta la valle, con 3.000 rilasci nelle ultime 2 settimane. 

Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. “Il blackout della comunicazione, il blocco della sicurezza e la detenzione dei leader politici nella regione hanno peggiorato le cose”, ha affermato Aakar Patel, capo di Amnesty International India. In tale contesto, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha parlato di fronte alle alle Nazioni Unite, martedì 10 settembre, sottolineando che “l’occupazione militare illegale” dell’India in Kashmir rischia di trasformarsi in “genocidio”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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