Balcani: Stati Uniti incontrano Vucic, l’UE ha commesso un “errore storico”

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 18:01 in Europa Serbia USA e Canada

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L’inviato speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, ha incontrato il capo di Stato della Serbia, Aleksandar Vucic.

È quanto reso noto dall’agenzia di stampa statale serba, Tanjug, ripresa da European Western Balkans, il quale ha rivelato i dettagli dell’incontro. Nello specifico, secondo quanto si apprende, i due hanno avuto modo di affrontare il tema della situazione politica nel Paese e nell’intera regione, la quale si trova in un momento delicato dopo la decisione di Parigi di porre il veto sull’avvio dei negoziati per l’adesione all’UE di Tirana e Skopje.

Su tale decisione, ha commentato Palmer, sia l’inviato speciale della Casa Bianca, sia il capo di Stato serbo sono concordi nell’affermare che si sia trattato di un “errore storico” e che abbia inviato un messaggio negativo all’intera regione.

Da parte loro, ha reso noto Palmer, gli Stati Uniti sostengono il futuro europeo dei Balcani occidentali e faranno tutto ciò che gli compete per convincere i leader europei a cambiare opinione entro maggio 2020, data del vertice di Zagabria al quale parteciperanno i premier degli Stati membri.

Anche il presidente serbo ha dichiarato di sperare che a breve si creino le condizioni per la ripresa del dialogo sull’ingresso nel blocco comunitario, nella speranza di raggiungere un compromesso.

Secondo quanto dichiarato da Vucic, l’incontro con Palmer è stato proficuo, dato che sono stati trattati tutti i temi considerati rilevanti da ambo le parti. A tale riguardo, Vucic ha reso noto che sia Belgrado, sia Washington, sono intenzionate a trovare soluzioni in grado di migliorare le relazioni tra gli Stati Uniti e la Serbia. Parallelamente, stando alle dichiarazioni del capo di Stato, Vucic concorda con Palmer sulla necessità di adottare un approccio costruttivo e di ripristinare il dialogo con Pristina.

Nello specifico, secondo quanto riportato dal sito di notizie serbo B92, nel corso delle dichiarazioni stampa tenutesi al termine dell’incontro, Vucic ha dichiarato di essere soddisfatto del vertice con Palmer, data l’apertura e l’onestà riscontrata. Tuttavia, il capo di Stato serbo ha riconosciuto la divergenza di posizioni tra i due in merito alla questione kosovara, ma in ogni caso Vucic ha riscontrato da parte di Palmer la disponibilità ad ascoltare le istanze serbe. Nello specifico, il presidente serbo ha reso noto che Belgrado è pronta a cercare un compromesso, ma non è disposta ad accettare “l’umiliazione e la mancanza di rispetto” per l’etnia serba che vive in Kosovo e Metochia.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri uscente del Kosovo, Behgjet Pacolli, ha dichiarato, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa del Kosovo, RTK, che Pristina potrà anche discutere con Belgrado di diverse tematiche, ma non è intenzionata a mettere in discussione la sua indipendenza, la sua costituzione o i suoi confini. L’unica scelta a disposizione della Serbia, ha dichiarato Pacolli, è riconoscere la sovranità del Kosovo. Una volta fatto ciò, si potranno prendere in considerazione altre soluzioni, tra cui, ad esempio, l’istituzione di una zona economica libera che possa includere il Sud della Serbia, il Nord del Kosovo e il Sangiaccato, una regione a cavallo della Serbia e del Montenegro.

Il processo di dialogo tra Kosovo e Serbia è in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata di aver condotto una campagna anche contro il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Da parte sua, Belgrado ha negato le accuse.

A destabilizzare la regione concorre anche quanto avvenuto lo scorso 18 ottobre, giorno in cui Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, secondo Parigi, l’UE deve concentrarsi su quattro sfide: l’uscita del Regno Unito, la Cina, la Russia e il fenomeno migratorio. Tale decisione ha causato lo scontento della regione, la quale teme l’avvicinamento di Russia e Cina, intenzionate a proporsi quale alternativa a Bruxelles.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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