Asse progressista in America Latina: l’Argentina punta sul sostegno del Messico

Pubblicato il 4 novembre 2019 alle 9:23 in Argentina Messico

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L’Argentina intende promuovere un asse progressista in America Latina e punta sul Messico per spezzare l’asse di centrodestra dominante da Brasilia a Bogotà a Santiago e che ha attratto governi progressisti come quello di Quito e liberali come quello di Lima. Convincere Andrés Manuel López Obrador a unirsi attivamente a questa nuova alleanza regionale è la ragione principale del primo viaggio di Alberto Fernández come presidente eletto del Paese sudamericano. Fernández incontrerà oggi, lunedì 4 novembre, il presidente messicano, che vede come un alleato per rafforzare le forze di sinistra nella regione. Non si tratta di ridare vita alla “nuova sinistra latinoamericana” di Lula, Chávez e Kirchner, superata da troppe sconfitte elettorali e dalla deriva autoritaria del Venezuela chavista. Fernández confida nel fatto che López Obrador si unisca anche al Gruppo Puebla, un centro di recente creazione a cui partecipano trenta politici, tra cui l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica e che il presidente eletto dell’Argentina ha contribuito a creare.

Che il primo viaggio all’estero del leader peronista sia in Messico e non in Brasile consente di capire quali saranno le priorità del nuovo governo in politica estera. Il rapporto di Fernández con Jair Bolsonaro è pessimo, al punto che il presidente brasiliano ha affermato che gli argentini avevano “scelto male” e che non era disposto a congratularsi con il nuovo presidente. Bolsonaro ha considerato un’intromissione negli affari interni del potere giudiziario brasiliano i riferimenti di Fernández a “Lula libero” nel discorso della vittoria. Argentina e Brasile, tuttavia, sono i principali partner nel Mercosur e la loro interdipendenza economica li costringe a trovare accordi.

Fernández punta a un’intesa con López Obrador, anche per dimostrare che il modello cui tende è quello messicano, una sinistra dialogante con Washington e senza tendenze chaviste, ma molto attiva nel sociale e ambiziosa nei suoi programmi di sviluppo. Da un lato, Fernández troverà un alleato ideologico per alleviare la tensione con Bolsonaro. Inoltre, a Buenos Aires attribuiscono a López Obrador un buon rapporto con Donald Trump e confidano che il presidente messicano possa essere una sorta di mediatore tra l’Argentina e il Fondo monetario internazionale. López Obrador considera il modello neoliberista vigente in Messico dal 1994 ormai finito e in più di un’occasione ha accusato i mercati per il calo dell’economia del paese, una linea che ricorda quella del defunto ex presidente dell’Argentina Néstor Kirchner.

L’idea di Fernández, tuttavia, parte con un ostacolo da superare: la politica estera non è una priorità per López Obrador, che non ha effettuato visite di stato per due anni e, da presidente, ha rifiutato di partecipare al vertice G-20 o all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, delegando al ministro degli esteri questi compiti. La lotta all’escalation di violenza ininterrotta da quasi dieci anni e lo sviluppo degli stati del sud-ovest sono le priorità del capo dello stato messicano. Il presidente eletto dell’Argentina dovrà cercare quindi, secondo gli analisti, il sostegno del ministro degli esteri di Città del Messico, Marcelo Ebrard, che rappresenta il capo dello stato all’estero in tutte le occasioni formali e cui si devono i principali negoziati del paese negli ultimi due anni, dai piani di sviluppo in America Centrale agli accordi commerciali e migratori con gli Stati Uniti, dall’accordo di libero scambio con USA e Canada all’iniziativa di Montevideo, con l’Uruguay, per superare la crisi venezuelana.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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