Mali: ISIS rivendica attacco contro postazione militare nel Nord del Paese

Pubblicato il 3 novembre 2019 alle 13:18 in Africa Mali

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L’ISIS ha rivendicato l’attacco contro una postazione militare nel Nord del Mali, avvenuto il 2 novembre, in cui sono morte almeno 53 persone. La comunicazione è stata effettuata attraverso l’agenzia di stampa terroristica Amaq News Agency.

Il governo di Bamako ha specificato che l’assalto ha avuto luogo a Indelimane, nella regione del Menaka, vicino al confine con il Niger. L’account ufficiale dell’esercito maliano, su Twitter, ha definito l’accaduto un “attentato terroristico”. Si è trattato di uno degli attacchi più mortali contro l’esercito del Mali degli ultimi tempi. Il New York Times ha riferito che la tensione dovrebbe aumentare, dal momento che, a Bamako, le famiglie dei soldati uccisi hanno già iniziato a protestare per le strade. A loro avviso, i militari non erano stati protetti adeguatamente per affrontare la minaccia jihadista presente nel Nord del Paese.

Secondo il corrispondente di al-Jazeera English, Mohammed Vall, l’attacco è stato compiuto da almeno tre kamikaze, che si sono fatti esplodere dentro al campo militare. I sopravvissuti, al momento, risultano essere 10, ma a causa delle gravi ferite, i morti potrebbero aumentare. Il governo di Bamako ha riferito di aver inviato i rinforzi a Indelimane per mettere in sicurezza l’area.

L’attacco si è verificato un mese dopo l’uccisione di 40 soldati, nei pressi del confine con il Burkina Faso. Il primo ottobre, un gruppo di jihadisti di al-Qaeda nell’Africa occidentale aveva attaccato due basi militari nel Mali centrale. In risposta a tale attentato, l’esercito maliano ha lanciato un’operazione congiunta con le forze del Burkina Faso, supportata dalle truppe del commando francese operativo nell’area.

L’attentato più recente, invece, si era verificato il 6 ottobre, quando un operatore della missione di peacekeeping dell’Onu è morto, mentre altri 4 sono stati feriti, in un’esplosione nel centro-Nord del Paese. L’incidente ha avuto luogo mentre i soldati stavano partecipando ad un pattugliamento nel villaggio di Aguelhok, nella rgeione di Mopti. Per questo, quando gli aggressori si sono avvicinati alla missione delle Nazioni Unite, i peacekeeper si sono trovati indifesi e hanno dovuto ingaggiare una sparatoria con alcuni membri di un gruppo armato.

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

Le autorità di Bamako si servono soprattutto dell’aiuto della missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi stanziate nel Paese per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

Secondo Mohammed Vall, i gruppi terroristici stanno sfruttando il momento di tensione per riorganizzare le proprie attività e ostacolare il controllo del Paese da parte dei peacekeeper. Paul Melly, del programma sull’Africa di Chatham House, ha spiegato che i gruppi che operano nel Sahel sono “altamente mobili”, esercitando una minaccia continua in Mali, Burkina Faso e Niger.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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