Burundi: uomini armati assaltano bar a Bujumbura, 3 morti

Pubblicato il 3 novembre 2019 alle 6:26 in Africa Burundi

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Uomini armati con indosso uniformi della polizia e dell’esercito hanno ucciso 3 persone e ne hanno ferite altre 3 in un bar presso Bujumbura, la città più grande del Burundi. L’attacco, riferisce Reuters, è avvenuto nel distretto di Rohero, dove gli episodi di violenza sono una rarità. Per tale ragione, il personale di sicurezza stanziato in quella zona non opera sotto la supervisione dei propri superiori, rimanendo scoperto nell’eventualità di attacchi. Il vice portavoce della polizia locale ha riferito che gli attentatori erano armati con fucili AK 47. Subito dopo l’attacco, le forze di sicurezza hanno condotto un raid, senza tuttavia fare alcun arresto.

Lo scorso anno, il Burundi ha spostato la propria capitale portuale di Bujumbura, sul Lago Tanganyika, a Gitega, città minore situata nel centro del Paese. A settembre, le Nazioni Unite avevano dichiarato che il Paese stava correndo il rischio di subire una nuova ondata di atrocità mentre si avvicinano le elezioni del 2020. Al momento, il Burundi continua a vivere una crisi politica irrisolta, dove il presidente viene rappresentato come un sovrano “divino”. In particolare, il rapporto della Commissione d’inchiesta dell’ONU sul Burundi ha affermato che nel Paese c’è un clima generale di paura e intimidazione nei confronti di chiunque non mostri sostegno al partito di governo al potere, il Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia-Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD). La polizia, le forze di sicurezza e la lega giovanile del partito, l’Imbonerakure, continuano a commettere gravi violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi, sparizioni, torture e stupri di gruppo nei confronti di individui ritenuti oppositori del presidente Pierre Nkurunziza.

Dal luglio 2015, oltre mille cittadini hanno perso la vita negli scontri con la polizia, per via della decisione di Nkurunziza di candidarsi per il terzo mandato presidenziale, che ha provocato un’ondata di proteste. Gli oppositori hanno contestato la mossa, sostenendo che fosse contraria alla costituzione. Nonostante le violenze e le repressioni governative, Nkurunziza è stato eletto nuovamente presidente con il 69,4% dei voti. La partecipazione popolare, tuttavia, risultò inferiore al 30% e molti tentarono di boicottare il voto.

Dal allora, oltre 400.000 cittadini sono fuggiti dal Burundi. Nel maggio 2018 sono stati approvati alcuni emendamenti significativi alla Costituzione del Paese, dopo che un referendum, che permetterà a Nkurunziza di rimanere in carica fino al 2034, ha ricevuto circa il 73% dei voti favorevoli. Gli emendamenti costituzionali, approvati con la votazione del 17 maggio, estendono il mandato presidenziale da 5 a 7 anni e daranno all’attuale presidente la possibilità di rimanere al potere per altri due mandati consecutivi.

Il presidente Nkurunziza era salito al potere il 26 agosto 2005, dopo che un accordo di pace era stato siglato tra i ribelli Hutu e l’esercito Tutsi per mettere fine alla guerra civile iniziata nell’ottobre 1993, in cui 300.000 persone erano state uccise.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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