Sudan: previste riforme economiche con il supporto di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale

Pubblicato il 2 novembre 2019 alle 6:46 in Africa Sudan

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Il governo sudanese ha concordato una tabella di marcia da seguire per “riabilitare” il Paese agli occhi della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e della Banca di sviluppo africana. È quanto ha dichiarato il ministro delle Finanze, Ibrahim Elbadawi, specificando, senza fornire però dettagli ulteriori, che il piano prevede riforme strutturali importanti. Secondo quanto rivelato dal ministro, i vari istituti economici internazionali potrebbero anche fornire al Sudan un supporto non finanziario.

Elbadawi ha parlato con i giornalisti, giovedì 31 ottobre, presso l’aeroporto di Khartum, dopo essere tornato da Washington, dove aveva partecipato alla riunione annuale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. L’inclusione del Sudan nell’elenco americano di Paesi ritenuti sponsor del terrorismo gli impedisce di adottare misure di riduzione del debito o di chiedere il finanziamento da parte degli istituti di credito internazionali. Questo provvedimento, dunque, taglia al governo di Khartoum una fonte di finanziamento cruciale.

“Il programma di riduzione del debito del Sudan inizierà entro la fine del 2020″, ha affermato Elbadawi. Il ministro ha aggiunto che “gli amici del Sudan” finanzieranno il budget del Paese per il prossimo anno e ha affermato che il Ministero ha già presentato a diversi donatori richieste di finanziamento per 20 progetti. Un primo incontro si terrà a Khartum a inizio dicembre. Un altro per i donatori intorno ad aprile. Martedì 8 ottobre, il Sudan ha ricevuto la prima metà del prestito da 3 miliardi di dollari promesso da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ad aprile 2019 e aspetta di ricevere la restante parte entro la fine dell’anno. 

Hamdok ha più volte sottolineato che la priorità del suo governo è quella di stabilizzare l’economia sudanese. Secondo quanto specificato da Elbadawi, il piano di salvataggio aiuterà ad alleviare l’inflazione, pur mantenendo alta l’offerta di beni primari, e servirà altresì a risistemare il budget del Sudan. Tra le intenzioni di Hamdok, poi, c’è anche quella di introdurre riforme significative alla spesa militare, cui è rivolta la maggior parte del bilancio del governo sudanese. Portare la pace in Sudan e risolvere i conflitti nelle regioni del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale libererebbe il budget del Paese dal peso di una pesante spesa militare. Secondo le parole del ministro Elbadawi, “il piano di salvataggio economico mira a ristrutturare il settore bancario, a razionalizzare la spesa pubblica, a far fronte agli oneri finanziari dello Stato e a riesaminare le esenzioni fiscali, dal momento che circa il 60% delle attività economiche presenti in Sudan è esente dalle tasse”.

Il nuovo primo ministro del Sudan ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

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Chiara Gentili

di Redazione

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