Ministro dell’Interno turco: “Ankara rimanderà in Europa i foreign fighter europei dell’ISIS”

Pubblicato il 2 novembre 2019 alle 18:30 in Europa Turchia

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Il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, ha riferito che la Turchia rimanderà in Europa i foreign fighter europei dell’ISIS, che si trovano nelle carceri turche, a causa dell’inazione dei governi europei. A suo avviso, il fatto che i Paesi dell’Unione Europea abbiano lasciato Ankara da sola nella gestione dei combattenti stranieri dello Stato Islamico è inaccettabile, e anche una dimostrazione di irresponsabilità.

“Non siamo un hotel per l’ISIS, tratterremo i combattenti catturati nelle nostre carceri per un po’, ma poi li rimanderemo ai loro Paesi di provenienza”, ha specificato Soylu, aggiungendo che alcuni Stati, come l’Olanda e la Gran Bretagna, hanno revocato la cittadinanza a molti foreign fighter per impedire che la Turchia li rispedisca indietro. Ad avviso del ministro turco, si tratta di una mossa inaccettabile e irresponsabile.

Il 9 ottobre scorso, la Turchia ha avviato un’offensiva nel Nord-Est della Siria contro i curdi, che Ankara considera terroristi ma che, con l’appoggio aereo degli Stati Uniti, avevano combattuto in prima linea contro l’ISIS in Siria. Nel corso dell’offensiva, la Turchia ha preso in custodia numerosi membri dello Stato Islamico che erano stati arrestati in precedenza dai curdi, chiedendo ai Paesi europei di accogliere i propri cittadini, a causa di problemi di sicurezza.

Ancor prima dell’inizio dell’offensiva turca, i Paesi europei stavano valutando un meccanismo con cui trasferire i combattenti stranieri dalla Siria all’Iraq, in modo che questi potessero essere processati, a seguito delle accuse di crimini di guerra. Dal canto suo, l’Europa non desidera avviare processi contro i connazionali affiliati all’ISIS nel proprio territorio, in quanto teme che ciò possa provocare la reazione dei cittadini. A ciò si aggiunge la preoccupazione di attacchi da parte degli estremisti e le eventuali difficoltà che la magistratura potrebbe riscontrare nel ricavare prove adeguate. 

Secondo fonti diplomatiche e governative, l’attacco turco nel Nord della Siria ha spinto i Paesi europei ad accelerare i negoziati riguardanti il rimpatrio dei foreign fighters. In particolare, sono sei i Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna, luogo di origine di gran parte dei combattenti detenuti nelle carceri curde, che stanno valutando l’ipotesi di costituire un tribunale congiunto, formato da giudici sia internazionali sia iracheni. Tuttavia, istituire un tribunale internazionale potrebbe richiedere tempo e non incontrare l’ok del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale ospitano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani e stranieri, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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