Incontro USA-India in funzione anti-iraniana

Pubblicato il 2 novembre 2019 alle 8:30 in India USA e Canada

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Il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, ha incontrato i leader indiani a Nuova Delhi, venerdì 1° novembre, nell’ambito di una serie di visite in Asia e Medio Oriente per costruire una rete di supporto contro l’Iran. 

Mercoledì 30 ottobre, gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo hanno concordato di imporre congiuntamente sanzioni a 25 società, banche e individui collegati all’Iran e ad Hezbollah, secondo quanto ha riferito il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Mnuchin, accompagnato dal consigliere senior e genero di Donald Trump, Jared Kushner, ha iniziato un tour regionale, il 25 ottobre, proprio per finalizzare tali decisioni. I rappresentanti degli Stati Uniti sono hanno visitato l’Arabia Saudita, Israele, gli Emirati Arabi Uniti, l’India e il Qatar.

A Nuova Delhi si sono tenuti i colloqui con il ministro delle finanze, Nirmala Sitharaman, secondo quanto riferito da un funzionario del governo indiano. Altri membri della delegazione degli Stati Uniti includono il sottosegretario agli affari internazionali, Brent McIntosh, e l’assistente segretario per il finanziamento del terrorismo e i crimini finanziari, Marshall Billingslea. Gli Stati Uniti hanno cercato di includere Nuova Delhi in questa rete anti-iraniana, per aumentare il supporto asiatico contro la minaccia di Teheran. L’India, un acquirente di lunga data del petrolio iraniano, ha interrotto gli acquisti a maggio del 2019, sulla scia delle rinnovate sanzioni statunitensi e i suoi raffinatori stanno acquistando più greggio da altri Paesi fornitori, tra cui il Messico, e hanno firmato nuovi contratti con aziende statunitensi nel settore.

Le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel corso del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, di mercoledì 24 settembre, aveva affermato che l’amministrazione statunitense era la prima a violare l’accordo sul nucleare del 2015 e ciò rappresentava un attacco alla sovranità di tutto il mondo. 

Rouhani aveva poi sottolineato la necessità di porre fine alle sanzioni contro l’Iran, con l’obiettivo di aprire la strada al dialogo. In particolare, era stato evidenziato che il popolo iraniano non si arrenderà mai all’aggressione e a dettami provenienti dall’estero, né sarà mai disposto a negoziare con un “nemico” che desidera spingere il proprio Paese a deporre le armi di fronte a povertà e sanzioni. Pertanto, Teheran si rifiutava di negoziare fino a quando le sanzioni, da parte statunitense, persisteranno. A detta di Trump, invece, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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