Human Rights Watch: forze afghane supportate dalla CIA responsabili di “atrocità”

Pubblicato il 2 novembre 2019 alle 6:14 in Afghanistan Asia

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L’ultimo rapporto pubblicato dall’ONG Human Rights Watch ha accusato le forze militari afghane, supportate dalla CIA, l’agenzia di intelligence americana, di essere responsabili di diverse “atrocità” e possibili “crimini di guerra” a discapito della popolazione civile. Nel documento, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, con base a New York, ha parlato di raid notturni all’interno delle abitazioni e dei villaggi, di sparizioni forzate, di attacchi contro strutture sanitarie e di esecuzioni sommarie. In particolare, negli ultimi 2 anni, sono state raccolte informazioni su 14 casi, avvenuti in 9 diverse province del Paese, in cui le forze afghane, addestrate e finanziate dall’intelligence americana, hanno mostrato poca attenzione alle vite civili e scarso rispetto del diritto internazionale.  

“In molti casi, queste forze hanno sparato alle persone sotto la loro custodia e hanno lasciato intere comunità nel terrore di incursioni notturne abusive e attacchi aerei indiscriminati”, ha dichiarato Patricia Gossman, direttore associato dell’Asia e autrice del rapporto sull’Afghanistan, dopo aver parlato con circa 30 testimoni. Il documento conferma i dati già rilasciati dalle Nazioni Unite secondo i quali le forze del governo afghano e le truppe militari internazionali sarebbero stati responsabili della morte di 484 civili e del ferimento di 777. Ad aggravare il quadro, ci sono anche le nuove cifre del Pentagono da cui emerge che gli Stati Uniti hanno condotto circa 1.113 raid aerei nel solo mese di settembre, una media di almeno 40 attacchi al giorno.

La provincia orientale di Nangarhar è stata una delle più colpite, con i residenti dell’area che si sono ritrovati vittime sia degli attacchi con droni sia delle incursioni notturne che, secondo fonti governative, avrebbero dovuto colpire i talebani o i militanti dell’Isis. Il rapporto di Human Rights Watch cita anche 3 casi di esecuzioni sommarie e attacchi aerei indiscriminati che hanno provocato la morte di almeno 30 civili nella provincia. Secondo le cifre del Pentagono, almeno 24 attacchi aerei sono stati condotti a Nangarhar nel mese di settembre. Una particolare fonte di preoccupazione è rappresentata da un’autorizzazione del 2017 da parte delle forze statunitensi che consente alle unità speciali afghane di effettuare attacchi aerei anche in aree in cui non ci sono forze di terra statunitensi che verificano l’obiettivo.

I colloqui di pace tra USA e talebani, che non hanno mai portato ai risultati sperati, sono stati recentemente annullati. Erano iniziati il 13 ottobre 2018 in Qatar con l’obiettivo di porre fine a 18 anni di guerra in Afghanistan e di concordare il ritiro statunitense dal Paese. Tuttavia, nonostante a settembre 2019 le due parti fossero molto vicine al raggiungimento di un accordo, i colloqui sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise.

Di conseguenza, la situazione in Afghanistan è più che mai tesa, con violenze quasi quotidiane in tutto il Paese. Circa 60 persone sono state uccise e dozzine sono rimaste ferite nell’esplosione che ha colpito una moschea durante le preghiere di venerdì 18 ottobre, nell’Afghanistan orientale. L’esplosione, avvenuta nel distretto di Haska Mina della provincia di Nangarhar, ha ferito almeno 40 persone, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia provinciale, Mubarez Attal. L’attacco è avvenuto il giorno dopo che le Nazioni Unite avevano definito “inaccettabile” il livello di violenza raggiunto nel Paese. Le cifre riferiscono di 1.174 morti e 3.139 feriti dal 1° luglio al 30 settembre del 2019. Tale dato rappresenta un aumento del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa il 41% delle vittime erano donne e bambini. Le Nazioni Unite hanno sottolineato le responsabilità dello Stato Islamico e dei talebani, sebbene abbia anche documentato un preoccupante aumento delle vittime causate dalle operazioni delle forze filo-governative. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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