Yemen: Emirati Arabi Uniti ritirano truppe da Aden

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 6:27 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver completato il ritiro delle loro truppe dalla città portuale di Aden, nello Yemen del Sud. La mossa fa parte di un accordo, negoziato con l’Arabia Saudita il 25 ottobre, per mettere fine agli scontri tra i separatisti delle regioni meridionali e il governo del presidente Robbu Mansour Hadi, riconosciuto internazionalmente. Fonti militari yemenite hanno dichiarato che le truppe degli Emirati hanno fatto ritorno a casa e che le autorità di Abu Dhabi hanno ceduto il controllo di Aden alle forze dello Yemen e dell’Arabia Saudita. La dichiarazione, tuttavia, ha anche sottolineato che gli Emirati Arabi Uniti continueranno a combattere le “organizzazioni terroristiche” attive in altre province dello Yemen del Sud.

L’accordo tra i separatisti delle regioni meridionali, sostenuti da Abu Dhabi, e il governo di Hadi, supportato da Riad, è ancora in una fase iniziale ma il suo scopo è quello di mettere fine ai combattimenti iniziati da circa 3 mesi nel Sud del Paese. In particolare, dal 7 agosto violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. In tale quadro, il 28 agosto, Abu Dhabi, ha condotto diversi attacchi aerei, causando la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili. Settimane di violenti scontri hanno contribuito ad indebolire il fronte tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, precedentemente alleati nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, e hanno minato sempre di più le possibilità di trovare una soluzione per mettere fine alla guerra civile nel Paese.

L’accordo del 25 ottobre, promosso da Riad, prevede la riunificazione di diverse componenti yemenite e l’edificazione di istituzioni statali più efficienti, che possano soddisfare i bisogni dell’intera popolazione. È inclusa altresì nell’accordo la formazione di un gabinetto congiunto in cui i rappresentati del Consiglio di transizione meridionale e quelli del governo yemenita possano lavorare insieme, con il supporto della rinnovata coalizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, per combattere contro gli Houthi. Tra gli altri punti affrontati, il patto prevede inoltre una migliore gestione delle risorse statali, un focus sulla lotta alla corruzione, la trasparenza degli scambi monetari, e la ricostituzione del Consiglio economico supremo, con personalità dotate di competenza, esperienza e integrità. Non da ultimo, verranno altresì riorganizzate le forze militari e di sicurezza nei governatorati meridionali, con il fine di garantire sicurezza e stabilità, preservare le istituzioni statali e salvaguardare il popolo yemenita. Anche gli sforzi per contrastare il terrorismo verranno intensificati. Infine, il primo ministro e l’intero governo faranno ritorno a Aden, così come le forze militari e l’apparato di sicurezza si dispiegheranno nuovamente nelle province meridionali.   

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordavano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese ed i secessionisti desideravano separarsi dal resto del Paese. Il motivo scatenante degli scontri era stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe stato complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

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Chiara Gentili

di Redazione

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