Soldato israeliano condannato a 1 mese di carcere per l’uccisione di un giovane palestinese

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 7:08 in Israele Palestina

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Un tribunale militare di Tel Aviv ha condannato un soldato israeliano a 1 mese di prigione per l’uccisione di un adolescente palestinese, assassinato dopo che il militare aveva aperto il fuoco senza autorizzazione. Il soldato, di cui non è stato rivelato il nome, è stato condannato per “aver agito senza autorizzazione in un modo pericoloso per la vita e per il benessere”, si legge in una nota riportata dal quotidiano Al Jazeera.

Othman Rami Halles, di 15 anni, è stato ucciso durante le proteste nei pressi della Striscia di Gaza, il 13 luglio 2018. Un video diffuso dall’organizzazione per la Difesa dei diritti dei minori mostra Halles in piedi vicino a una recinzione accanto a donne e bambini con in mano la bandiera palestinese. Il ragazzo viene poi ripreso mentre tenta di scavalcare la barricata prima di essere colpito al petto da una pallottola.  

L’esercito israeliano, da parte sua, ha affermato che “il soldato ha sparato contro un rivoltoso palestinese che si stava arrampicando sulla barriera di sicurezza tra Israele e la Striscia di Gaza”. Il militare, identificato nei media israeliani come un cecchino, aveva aperto il fuoco “non secondo le regole e le istruzioni che aveva ricevuto”.

È la prima volta che un soldato israeliano viene condannato per l’uccisione di un palestinese coinvolto nelle manifestazioni di Gaza, ha riferito un portavoce dell’organizzazione per i diritti umani con base a Gerusalemme B’Tselem. Dopo un patteggiamento, il tribunale ha condannato il soldato a 30 giorni di carcere con lavoro militare, lo ha sospeso dal servizio per altri 60 giorni e ne ha stabilito il retrocesso al grado di privato. L’inchiesta, chiarisce l’esercito israeliano, non ha trovato prove di un “nesso causale tra il fuoco del soldato” e la morte dell’adolescente.

Almeno 311 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano da quando sono esplose le proteste lungo le aree ad Est della Striscia di Gaza, vicino alla recinzione israeliana, nel marzo 2018. Nello stesso periodo, 8 israeliani sono stati uccisi dalle violenze verificatesi a Gaza.

Venerdì 27 settembre, un 20enne palestinese era stato ucciso dai colpi di arma da fuoco sparati dai soldati delle forze israeliane lungo il confine, durante le proteste settimanali nella Striscia di Gaza. Il giovane è morto, Sahar Othman, è morto in seguito a un colpo di proiettile inferto al petto durante una protesta vicino Rafah, nella parte meridionale di Gaza. L’organo ministeriale ha aggiunto che altri 32 palestinesi sono rimasti feriti. Un portavoce militare delle forze israeliane ha spiegato che circa 7.000 “rivoltosi e manifestanti” si erano riuniti lungo il confine, lanciando “rocce ed esplosivi” contro i soldati dispiegati da Israele.

Dal 2008, Israele ha condotto tre guerre sulla Striscia di Gaza, uccidendo migliaia di persone, per lo più civili palestinesi. Israele considera Hamas responsabile di tutte le violenze di Gaza, mentre Hamas afferma che Israele è la causa dello stato di rabbia e pressione inflitta ai residenti dell’area, a causa del continuo assedio.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città.

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Chiara Gentili

di Redazione

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