Proteste chiedono le dimissioni del premier in Pakistan

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 11:53 in Asia Pakistan

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in Pakistan per chiedere le dimissioni del primo ministro, Imran Khan, duramente criticato per il peggioramento delle condizioni economiche e per presunte truffe elettorali.

L’organizzatore di tale protesta è Fazl-ur-Rehman, capo del partito religioso di estrema destra Jamiat Ulema Islam-Fazl (JUI-F). L’uomo ha condotto una marcia di 5 giorni dalla città meridionale di Karachi, attraverso tutto il Paese con l’obiettivo di raggiungere Islamabad giovedì 31 ottobre. “Il governo dovrà restituire il potere al popolo”, ha dichiarato la sera del 30 ottobre, rivolgendosi ai propri sostenitori nella città di Gujranwala, circa 200 km a Sud della capitale. La principale opposizione del Paese, la Lega musulmana pakistana-Nawaz (PML-N) e il Partito popolare pakistano (PPP), hanno sostenuto la protesta della JUI-F contro il partito del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) del premier Khan.

A Islamabad, migliaia di sostenitori della JUI-F si sono radunati in un ampio terreno designato per la protesta, sventolando bandiere a strisce bianche e nere. Secondo quanto riporta Al-Jazeera English, Mustafa, 33 anni, un negoziante che ha viaggiato per più di 250 km dalla città settentrionale di Shangla per prendere parte alla protesta, ha affermato che Khan “non ha rispettato tutte le promesse che aveva fatto in campagna elettorale. “I prezzi ora sono così alti che non possiamo permetterci nulla”, ha aggiunto l’uomo. Numerosi contingenti di polizia sono stati dispiegati intorno alla capitale per proteggere il luogo della protesta, ma non hanno impedito ai cittadini di parteciparvi.

Ex leggenda del cricket pakistano, Imran Khan, aveva dichiarato la propria vittoria elettorale, il 26 luglio 2018, nonostante un lungo ritardo nel conteggio dei voti e le accuse di brogli elettorali da parte degli avversari. Khan aveva respinto tali voci e si era presentato come un nuovo riformatore della società pakistana, mantenendo una forte connotazione islamica. “Voglio condividere il tipo di Pakistan che immagino, il tipo di stato stabilito a Medina, dove si prendevano cura delle vedove e dei poveri. Oggi il nostro stato è in rovina, ma tutte le nostre politiche mireranno ad aiutare i meno fortunati a prosperare”, aveva affermato in occasione della vittoria. Un anno e 3 mesi dopo, il suo esecutivo viene messo a dura prova e tutto il Paese attende di scoprire la sua reazione del governo. 

Gli osservatori elettorali internazionali avevano affermato di non aver osservato gravi violazioni nelle elezioni del 2018, ma avevano sottolineato che esistevano serie preoccupazioni riguardo alla libertà politica nel periodo precedente alle votazioni. Tra gli altri, si erano verificati casi di intimidazioni contro gli oppositori politici. Inoltre, da quando il PTI è salito al potere, i movimenti di opposizione hanno denunciato un forte aumento di detenzioni ad hoc di avversari del partito al governo, con accuse di corruzione. Anche i media sono stati spesso sottoposti a censura nel Paese. Tuttavia, uno dei principali motori della protesta è stata la gestione dell’economia da parte del PTI, che è accusata di aver portato l’inflazione all’11,4 %, nel mezzo del rallentamento della crescita. All’inizio di questo mese, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che la crescita economica del Pakistan rallenterà ulteriormente al 2,4 % per cento il prossimo anno, una diminuzione importante rispetto alle previsioni del 3,3 % del 2019.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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