Immigrazione: i fatti più importanti di ottobre 2019

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), nel mese di ottobre 2019, sono sbarcati in Europa circa 10.000, di cui oltre 6.500 in Grecia, oltre 1.400 in Spagna, meno di 200 Malta, mentre a Cipro non si è verificato alcuno sbarco. Dall’inizio dell’anno, invece, sono giunti in Europa via mare complessivamente circa 83.000 stranieri. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, seguita da Spagna, Italia, Malta e Cipro. Il numero dei morti in mare nei primi dieci mesi del 2019, invece, ammonta a oltre 1.000. Tali cifre costituiscono una diminuzione significativa, soprattutto in termini di sbarchi, rispetto alle cifre dello stesso periodo del 2018, quando arrivarono nei porti europei circa 98.000 stranieri.

Per quanto riguarda l’Italia, le stime del Ministero dell’Interno indicano che, dal primo gennaio al 31 ottobre 2019, sono sbarcati oltre 9.648 migranti, cifra che segna una drastica diminuzione rispetto alle stime dello scorso anno, quando sono giunti via mare oltre 22.000 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, ivoriana, algerina e irachena.

Il mese di ottobre 2019 si è aperto con un vertice di emergenza tra Grecia e Turchia, Il 3 ottobre, il ministro per le Politiche Migratorie della Grecia, Giorgios Koumoutsakos, si è recato ad Ankara per discutere dell’aumento degli arrivi dei migranti nelle isole dell’Egeo degli ultimi mesi con il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu. Nel corso del vertice, i due ministri si sono concentrati sull’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia del il 18 marzo 2016, in base al quale l’Unione Europea aveva garantito l’invio di fondi ad Ankara per ridurre le partenze dei migranti verso la Grecia. L’accordo, inoltre, prevedeva che coloro che avrebbero ottenuto lo status di rifugiati sarebbero potuti restare in Grecia, mentre coloro a cui la richiesta sarebbe stata rigettata sarebbero dovuti tornare in Turchia.

Lo stesso giorno, la Guardia Costiera libica ha reso noto di aver tratto in salvo 102 migranti, tra cui 3 donne e un bambino, al largo delle coste di Tripoli, nel corso di un’operazione condotta il primo ottobre. Nello specifico, il gommone con a bordo i migranti si trovava a 49 miglia a Nord-Est della capitale libica. Secondo quanto rivelato dal centro operativo della Guardia Costiera, gli stranieri erano di diverse nazionalità, tra cui 48 sudanesi, 18 maliani, 6 ciadiani e sudafricani, 10 del Benin, 13 senegalesi, 3 guineani e 3 egiziani. Questi sono stati tutti portati ad Homs per ricevere l’assistenza medica e umanitaria necessaria.

Tale notizia è stata resa nota dopo che l’Ufficio informazioni e della cultura marittima della Marina libica aveva annunciato che, nei primi nove mesi del 2019, sono stati registrati 7.036 migranti irregolari in Libia. Tale cifra, paragonata ai 12.365 migranti dello stesso periodo del 2018, ha segnato un calo del 43,1%. Inoltre, è stato riportato anche una diminuzione nel numero dei migranti tratti in salvo e di quelli deceduti. Nello specifico, la Marina ha salvato con successo 6.835 migranti da gennaio a settembre 2019, rispetto ai 119.952 dell’anno scorso, con un calo del 42,8%. Inoltre, 11 corpi sono stati recuperati rispetto agli 88 del 2018, registrando una diminuzione dell’87,5%. Infine, il numero di persone scomparse nei primi nove mesi del 2019 ammonta a circa 190, rispetto ai 325 migranti dispersi nello stesso periodo dell’anno scorso, con un calo del 41,5%. Secondo quanto affermato dalla Marina Libica, tali cifre dimostrano il successo degli sforzi profusi dalla Guardia Costiera e dagli altri enti impegnati nel salvataggio dei migranti, nonostante le difficoltà e gli ostacoli da superare ed un “piano pericoloso” che vede cittadini di altri Paesi “inondare la Libia”, oltre all’assenza di “coscienza umana”. 

Il 4 ottobre, il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha presentato il nuovo decreto interministeriale sui migranti, al quale hanno lavorato anche il premier Giuseppe Conte e i ministri di Giustizia, Alfonso Bonafede, e dell’Interno, Luciana Lamorgese. La redistribuzione, secondo il ministro degli Esteri, non sarà una soluzione definitiva, motivo per cui è necessario mirare a fermare le partenze. La redistribuzione, ha continuato Di Maio, “aiuta a gestire il problema migranti come Europa e non più soltanto come Italia”. Tuttavia, il ministro ha aggiunto: “Il fenomeno migratorio lo si gestisce in emergenza con le redistribuzioni in Europa, ma attenzione: se in un Paese di origine si viene a sapere che si può arrivare in Italia o, se va bene, con la redistribuzione addirittura in Francia, o in Germania, si rischia un pull-factor, che può far partire più persone di quelle che stavano partendo”. 

Il 6 ottobre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità l’estensione, di un anno, dell’autorizzazione che consente agli Stati membri dell’Onu di perquisire le navi a largo delle coste libiche sospettate di trafficare illegalmente migranti. La risoluzione condanna duramente le azioni dei trafficanti di esseri umani, affermando che minano gli sforzi volti a stabilizzare il Paese del Nord Africa e mettono in pericolo le vite di centinaia di migliaia di persone. 

Il 7 ottobre, almeno 9 persone sono morte in seguito al naufragio di un barcone nei pressi di Lampedusa, poco prima che le unità della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza italiane intervenissero per soccorrerle. In totale, è stato stimato che sull’imbarcazione fossero presenti circa 50 migranti, in prevalenza tunisini e subsahariani. Oltre alle 9 vittime accertate, 19 persone, di cui 8 bambini, sono ancora disperse e 22 sono state tratte in salvo. Le operazioni di recupero e salvataggio, iniziate nella notte di domenica 6 ottobre, sono ancora in corso e la ricerca dei dispersi non si arresta. L’allarme era giunto nella notte al Centro Unico di Risposta di Palermo che lo aveva trasmesso d’urgenza alla Guardia Costiera di Roma.  

L’8 ottobre, il viceministro degli Esteri italiano, Emanuela Del Re, ha partecipato alla presentazione del progetto dei corridoi umanitari europei, presso la sala stampa della Camera dei deputati. I promotori del progetto sono la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME). Del Re ha dichiarato che l’iniziativa presentata offre un progetto di vita e un percorso d’integrazione concreto per garantire l’equilibrio e la serenità nell’affrontare la questione, motivo per cui il Ministero degli Esteri ha già messo a disposizione una squadra di esperti finalizzata a presentare una proposta fattibile e concreta.

Il 22 ottobre, un’indagine internazionale condotta dalle autorità di Slovenia, Bosnia, Croazia e Italia ha portato allo smantellamento di una rete di trafficanti di migranti. A renderlo noto è stato l’ente pubblico radiotelevisivo della Repubblica di Slovenia, RTV SLO, il quale ha altresì rivelato che le indagini erano state avviate dopo che le autorità italiane avevano fermato un cittadino sloveno a Trieste, mentre trasportava tre iracheni a bordo di un’auto a noleggio. Nello specifico, secondo quanto dichiarato dal capo della Criminalpol di Capodistria, Dejan Juric, la rete smantellata era attiva dall’aprile 2016 e aveva trasportato clandestinamente circa 150 profughi verso l’Europa, oltrepassando la frontiera slovena. Gli attraversamenti erano principalmente avvenuti verso la Croazia, nei pressi di Dragogna, Jelšane e Babno polje, presso la frontiera sudoccidentale della Slovenia. Secondo le stime, i migranti provenivano da Siria, Iraq, Iran, Eritrea e Afghanistan.  A capo della rete internazionale composta da circa 10 trafficanti vi era, secondo le indagini, un cittadino sloveno di 28 anni.

Il 23 ottobre, la polizia inglese ha avviato le indagini in merito a una sospettata rete irlandese di traffico di migranti, dopo che 39 persone sono state trovate morte assiderate nel retro di un autocarro frigo. Il veicolo era giunto a Purfleet, a meno di 30 km da Londra, dal porto di Zeebrugge, in Belgio, nella notte tra martedì 22 e mercoledì 23 ottobre. Dopo meno di un’ora, il container aveva lasciato il molo del Porto di Tilbury, nei pressi di Purfleet, a bordo di un mezzo che quattro giorni prima era sbarcato nel porto gallese di Holyhead, la città inglese di diretto collegamento con Dublino.  L’uomo alla guida dell’autocarro, Mo Robinson, un 25enne dell’Irlanda del Nord, è al momento in stato di arresto, sospettato dell’omicidio dei 39 individui, tutti cinesi, di cui 31 uomini e 8 donne. 

Infine, il 30 ottobre, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Luigi Di Maio, ha annunciato che il governo intende migliorare il Memorandum con la Libia. Nello specifico, in occasione del question-time, la deputata Boldrini, ex presidente della Camera, ha chiesto al ministro Di Maio se il Governo intendesse modificare radicalmente, come ritenuto necessario dai deputati di cui Boldrini si è fatta portavoce, il Memorandum d’intesa, firmato con la Libia nel 2017. Il documento in questione è il “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere” che il governo italiano ha firmato, il 2 febbraio 2017, con il governo internazionalmente riconosciuto della Libia. Con tale accordo, il quale dava attuazione al Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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