Grecia: la situazione dei centri per migranti è “sull’orlo della catastrofe”

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 6:46 in Grecia Immigrazione

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La Commissione Diritti Umani in seno al Consiglio d’Europa ha definito “esplosiva” e “sull’orlo della catastrofe” la situazione umanitaria nei campi profughi delle isole greche. Secondo quanto riferito dalla commissaria Dunja Mijatovic, la condizione dei migranti, inclusi i richiedenti asilo, nelle isole del Mar Egeo è peggiorata drasticamente negli ultimi 12 mesi. Misure urgenti sono necessarie per affrontare la drammatica situazione che migliaia di esseri umani stanno vivendo nei centri greci, ha sottolineato la Mijatovic, al termine di una visita in loco durata 5 giorni.

La Grecia è diventata nuovamente la principale porta d’ingresso per coloro che cercano asilo in Europa e il Paese sta facendo difficoltà a fornire l’adeguata assistenza agli oltre 70.000 migranti e rifugiati presenti sul suo territorio. Nonostante i regolari ricollocamenti dalle isole alla terraferma, ci sono più di 34.000 persone che attualmente vivono negli affollati centri per migranti costruiti sulle isole del Mar Egeo. La Mijatovic, che ha visitato i campi di Lesbo, Samos e Corinto, si è detta “inorridita” dalle pessime condizioni igieniche in cui vivono i richiedenti asilo. “C’è una drammatica mancanza di cure mediche e servizi igienico-sanitari nei campi che ho visitato. La gente fa la fila per ore per procurarsi il cibo e per andare in bagno, quando questi esistono”, ha affermato la commissaria. “A Samos, le famiglie stanno scavando nelle rocce per farsi spazio sui ripidi pendii e allestire i loro rifugi improvvisati, spesso fatti da alberi. Questo non ha più nulla a che fare con l’accoglienza dei richiedenti asilo. Questa è diventata una lotta per la sopravvivenza”, ha aggiunto.

Il 29 settembre, almeno 2 migranti, una donna e un bambino, avevano perso la vita a causa di un incendio doloso nel centro di accoglienza di Moria, sull’isola di Lesbo. Molte organizzazioni umanitarie hanno condannato la situazione di sovraffollamento dei campi profughi delle isole greche, accusando il primo ministro di Atene, Kyriakos Mitsotakis, di non porre adeguata attenzione alla salvaguardia dei diritti umani. Al fine di affrontare l’aumento degli sbarchi, il governo greco aveva annunciato, giovedì 3 ottobre, che il Ministero dell’Interno avrebbe sostenuto le autorità municipali e regionali coinvolte nelle operazioni finalizzate ad alleggerire le strutture di accoglienza delle isole dell’Egeo. Parallelamente, il governo avrebbe fondato nuovi centri di accoglienza. Tale decisione è stata comunicata a seguito dell’incontro tra il premier di Atene, Kyriakos Mitsotakis, il ministro per la Protezione dei Cittadini, Michalis Chrysochoidis, dell’Interno, Takis Theodorikakos e il Sottosegretario di Stato, George Gerapetritis. Insieme a loro, anche il segretario generale per le Politiche Migratorie, Patroklos Georgiadis, e per l’Accoglienza, Manos Logothetis. Al termine della riunione, inoltre, le autorità avevano reso noto che tra la notte di martedì 1 ottobre e le prime ore di mercoledì 2 ottobre erano giunti nella sola isola di Lesbo 703 migranti.

Per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare 36.128 migranti, ovvero 12.903 in più dello scorso anno.  I centri di accoglienza presenti sulle isole dell’Egeo, inoltre, secondo le stime, sono nel complesso popolati da circa 28.000 migranti, a fronte di una capienza per circa 10.000 persone. Nonostante migliaia di migranti siano stati considerati vulnerabili a causa della loro età o dei problemi di salute, non possono in ogni caso essere trasferiti a causa del sovraffollamento dei centri di accoglienza anche dell’entroterra.

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Chiara Gentili

di Redazione

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