Gas russo a Puerto Rico: la fornitura che imbarazza Washington

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 6:30 in America centrale e Caraibi Russia

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L’arrivo della petroliera Catalunya Spirit con gas naturale liquefatto russo proveniente dall’impianto Yamal LNG nella Siberia occidentale a Puerto Rico il 30 ottobre scorso provoca imbarazzo negli Stati Uniti. Il semplice arrivo del gas russo nell’isola caraibica sembra vanificare le pressioni USA su diversi stati Europei per ridurre la dipendenza dal gas russo.

Puerto Rico, Stato libero associato agli Stati Uniti si trova a circa 1.770 chilometri da Elba (Georgia, USA), che dispone di strutture in grado di organizzare le esportazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti a Puerto Rico ed è molto più vicina delle strutture siberiane. Se tuttavia Washington ricorre al gas russo per rifornire l’isola, come potrebbe – si chiedono politici ed esperti –  competere con il gas russo in Europa?

L’arrivo della nave russa avviene dopo che l’amministrazione Trump ha ripetutamente sollecitato l’Europa a ridurre la sua dipendenza dalle forniture russe. Il direttore dell’Istituto Nazionale per l’Energia di Mosca, Sergej Pravosudov, spiega all’edizione latinoamericana del network sputnik che il gas russo non sarebbe stato così pericoloso per Washington, se la Russia avesse avuto un’altra amministrazione che Washington piaceva.

“Tuttavia, tutti comprendono pienamente che gli Stati Uniti non hanno sufficienti riserve di gas per soddisfare le esigenze di altri mercati. Pertanto, tutti i discorsi sulla pericolosa dipendenza dell’Europa dal gas russo sono infondati. Questo è solo un discorso politico mentre gli affari sono reali” – ha spiegato Pravosudov.

Lo scienziato politico e professore della Financial University under the Government of the Russian Federation di Mosca, Leonid Krutakov, condivide l’opinione di Pravosudov e aggiunge che ad oggi non può esserci concorrenza tra Russia e Stati Uniti nel mercato globale del gas. “Il paese nordamericano ha un deficit energetico e usa il gas solo per soddisfare le esigenze interne. Gli Stati Uniti non possono organizzare forniture di combustibile blu per scopi industriali” – ha detto. La dimostrazione sarebbe proprio il fatto che per Puerto Rico, territorio non integrato appieno negli Stati Uniti, si faccia ricorso al gas russo.

In questo contesto, secondo gli esperti russi, tutte le comunicazioni, riportate da vari media, per sostituire il gas russo con gas statunitense  non sono altro che un tipo di “tattica di pubbliche relazioni” utilizzata dagli Stati Uniti. 

“Gli Stati Uniti non sono un concorrente della Russia nel mercato del gas e non saranno in grado di competere con il paese eurasiatico nel settore del gas ancora a lungo. È impossibile vendere gas naturale liquefatto senza subire perdite ingenti di questi idrocarburi durante il trasporto. Inoltre allo stato attuale se vendesse gas naturale Washington dovrebbe acquistare più petrolio di quanto ne acquisti ora, e il petrolio è relativamente più costoso del gas. Non è un buon affare” – ha concluso Krutasov.

Washington, che già lo scorso anno aveva acquistato gas naturale liquefatto russo per rifornire Boston, si scherma dietro il Johnson Act, una legge del 1920 secondo cui non conta il paese da cui proviene il gas, ma quello in cui sono costruiti e messi in funzione gli accessori della nave che lo trasporta.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e russo

di Redazione

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