Danimarca: ok al gasdotto che collegherà la Russia alla Germania

Pubblicato il 1 novembre 2019 alle 6:47 in Danimarca Europa Russia

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La Danimarca ha concesso alla Russia l’utilizzo della propria piattaforma continentale per la costruzione del Nord Stream 2, il gasdotto che collegherà Mosca a Berlino, scatenando l’ira dell’Ucraina.

Il permesso della Danimarca, ufficializzato mercoledì 30 ottobre, era l’ultimo mancante per il completamento del progetto a guida russa, il quale prevede la costruzione di un gasdotto di 1.230 chilometri, dalla Russia alla Germania.

In particolare, il progetto “Nord Stream 2” prevede la costruzione di un gasdotto in grado di collegare i due Paesi senza però attraversare la Polonia, i Baltici, la Bielorussia e l’Ucraina, facendo sì che questi Paesi perdano gli eventuali diritti di transito, e al tempo stesso non possano sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all’Europa occidentale e far così pressione sui negoziati con la Russia.

Il Nord Stream 2 aveva sollevato la preoccupazione degli Stati Uniti e di numerosi Paesi dell’Europa orientale, settentrionale e dei Paesi baltici, i quali temono che essendo il progetto di proprietà dell’azienda di stato russa Gazprom, con la sua attuazione l’Europa diventi maggiormente dipendente dal gas della Russia.

A tale riguardo, secondo quanto riportato da Reuters, un funzionario del Dipartimento delle Politiche energetiche degli Stati Uniti aveva confermato che il Nord Stream 2 sia in grado di incrementare la presa della Russia sull’offerta energetica regionale, e quindi di minacciare la sicurezza degli alleati europei. Per tale ragione, il funzionario aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione alternative e mezzi in materia di sicurezza energetica.

In risposta al progetto russo, gli Stati Uniti hanno quindi potenziato le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) in Europa, con l’obiettivo di rendere gli alleati europei sempre meno dipendenti dal gas russo. Ad esempio, l’Ucraina è, insieme alla Polonia, tra i firmatari di un patto tripartito con gli Stati Uniti in merito alla fornitura da parte di Washington di gas naturale liquefatto. L’accordo si pone in risposta al Nord Stream 2, così come l’intesa raggiunta tra Washington e Romania in materia di energia nucleare.

Da parte sua, invece, il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha accolto con favore la decisione della Danimarca e ha dichiarato che il completamento del progetto è nell’interesse della stessa Europa. Consentendo l’utilizzo della propria piattaforma continentale, inoltre, ha dichiarato Putin, la Danimarca ha difeso i propri interessi e i suoi diritti da Stato sovrano, ma anche gli interessi dei principali attori economici europei coinvolti nelle consegne di idrocarburi russi.

Secondo quanto inizialmente preventivato, il gasdotto avrebbe dovuto essere operativo entro la fine del 2019, poco prima, cioè, della scadenza, prevista per il gennaio 2020, del contratto decennale per la fornitura di gas russo in Europa attraverso il passaggio dall’Ucraina. Per tale ragione, Reuters riporta che l’Unione Europea ha richiesto che Mosca e Kiev raggiungano un accordo entro il 31 dicembre, ma affinché ciò avvenga dovranno affrontare una serie di ostacoli, tra cui lo scontro politico in atto tra Ucraina e Russia e il contenzioso in corso tra le due aziende di Stato, rispettivamente Naftogaz e Gazprom.

In tale clima, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskiy, ha dichiarato, giovedì 31 ottobre, che la decisione della Danimarca è in grado di rafforzare la Russia e indebolire l’Europa, in dimostrazione del fatto che il Nord Stream 2 non sia soltanto questione di sicurezza energetica, ma di geopolitica.

Nel frattempo, Reuters rende noto che oltre l’87% dei lavori per la costruzione del gasdotto è stato già ultimato, ma la richiesta di poter costruire anche nelle acque danesi era rimasta sospesa dall’aprile 2017. Secondo quanto reso noto dal delegato in Danimarca del progetto, Samira Kiefer Andersson, i lavori potrebbero partire già nelle prossime settimane, ma perché il permesso sia valido occorrerà aspettare un mese.

A tale riguardo, l’Agenzia energetica danese ha reso noto che i lavori interesseranno un tratto di 147 chilometri, i quali si estendono a Sud-Est dell’isola danese di Bornholm, nel Mar Baltico.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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