Siria: a Ginevra il primo incontro per “curare le ferite”, anche l’Italia esprime sostegno

Pubblicato il 31 ottobre 2019 alle 13:45 in Medio Oriente Siria

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Per la prima volta dopo circa 8 anni e mezzo di conflitto civile, i diversi attori del panorama siriano si sono incontrati a Ginevra, il 30 ottobre. L’incontro si inserisce nel quadro del comitato costituzionale promosso dalle Nazioni Unite per porre fine alla perdurante crisi.

È da mesi che l’Onu si sta adoperando per creare tale commissione costituzionale, una proposta avanzata già nel corso di una conferenza di pace ospitata dalla Russia nel mese di gennaio 2018 e successivamente avallata il 18 settembre scorso. Il numero totale dei membri ammonta a 150. In particolare, 50 sono stati scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Otto Pedersen, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. Lo scopo è redigere una costituzione che dovrà poi essere votata dal popolo siriano.

Secondo quanto affermato dallo stesso Pedersen, nel discorso di apertura del 30 ottobre, l’avvio dei lavori della Commissione costituzionale è un momento storico che porterà alla risoluzione della crisi siriana. Inoltre, è stato ribadito che la prossima costituzione sarà scritta dai siriani stessi e apparterrà a loro, e che la riforma costituzionale rappresenta un passo importante per cominciare a “curare le ferite” provocate da un violento conflitto che dura da quasi 9 anni. L’inviato Onu si è detto consapevole delle difficoltà incontrate nell’organizzare un incontro di tale tipo e nelle sfide future, ma la sola presenza dei 150 delegati per il primo meeting rappresenta un segnale di speranza per la Siria, nonché l’inizio di qualcosa di nuovo.  

Dal canto suo, il capo della delegazione del regime, Ahmed al-Kuzbari, ha affermato che non vi è alcuna obiezione nel considerare qualsiasi emendamento alla costituzione attuale in modo da attuare un cambiamento positivo per la vita dei siriani stessi, portando ad un’evoluzione dello status quo e alla salvaguardia dell’integrità del Paese. Al-Kuzbary ha poi affermato che la battaglia volta a proteggere il Paese è stata legittima ed ha elogiato i sacrifici degli eroi dell’esercito siriano deceduti.

In risposta, il leader dell’opposizione, Hadi al-Bahra, ha affermato che il terrorismo non può essere frenato con la stessa moneta, che bisogna porre fine ad un circolo vizioso da cui scaturisce solo violenza e che, pertanto, vincere in Siria non significa vincere una battaglia, bensì portare pace e giustizia. Al-Bahra ha poi evidenziato che la propria delegazione mira a trovare punti di convergenza e non una disputa dopo otto anni dolorosi. Per il leader, anche altre questioni dovranno essere discusse, tra cui il destino delle migliaia di detenuti di entrambe le fazioni. Tale problematica è inclusa nei quattro “contenitori” previsti dalle Nazioni Uniti, volti a creare un clima di fiducia tra le diverse parti impegnate nel dialogo.

Una nuova costituzione rappresenta la principale richiesta da parte dell’opposizione siriana, la quale si è detta sorpresa dalla risposta positiva ricevuta dai rappresentanti del regime, i quali, inizialmente, miravano semplicemente a modificare il documento già esistente. Fonti dell’opposizione sostengono la necessità di una costituzione ex-novo, volta a ridurre i poteri del presidente. Inoltre, con un nuovo documento verrebbero anche divisi i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, in modo da poter accusare il presidente laddove necessario. Al momento, secondo quanto stabilito dalla costituzione attuale, ciò non è possibile, in quanto il presidente è anche capo del Consiglio giudiziario supremo. Inoltre, secondo le norme vigenti, è il presidente a proporre una legislazione e non il governo che, invece, ha poteri minori.

Un portavoce del gruppo di opposizione, Yahya al-Aridi, ha affermato che la costituzione, emanata nel 2012, contiene alcune parti positive ma non è possibile accettare che il presidente abbia il controllo dell’esercito, dell’assemblea legislativa, dell’amministrazione del Paese e che sia lui ad eleggere il primo ministro, oltre ad altre mansioni.

La costituzione del 2012 è in realtà un emendamento di quella del 1973. Le Nazioni Unite e l’opposizione aspirano a concludere il dibattito prima delle prossime elezioni presidenziali del 2021, nella speranza che queste possano essere organizzate secondo i principi del nuovo documento. Tuttavia, non è stata definita alcuna scadenza temporale precisa per le negoziazioni. Le discussioni faccia a faccia dovrebbero iniziare giovedì 31 ottobre. Successivamente, un organo composto da 45 membri, 15 per ciascun blocco, intraprenderà i lavori per redigere una nuova costituzione che dovrebbe portare a elezioni sotto l’egida delle Nazioni Unite. Le decisioni saranno prese all’unanimità, ove possibile, altrimenti da una maggioranza pari al 75%, in modo che nessuna fazione determini i risultati più di altre.

I negoziati intrapresi il 30 ottobre hanno ricevuto il sostegno di potenze internazionali e sono stati promossi anche da Mosca, la quale desidera normalizzare le relazioni di Damasco con la comunità internazionale e legittimare i suoi accordi con la Turchia sulla Siria. È la prima volta che le Nazioni Unite sono riuscite a portare le parti in negoziati diretti da quando ha iniziato a mediare, nel giugno 2012, nel tentativo di porre fine alla guerra siriana.

Anche dal ministero degli Esteri italiano sono giunti segnali di apprezzamento per l’incontro di Ginevra. In particolare, Roma si è detta a favore di un processo politico credibile e inclusivo, ai sensi della risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza, che possa porre fine alla crisi siriana. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, Luigi di Maio, nel corso della seduta del 30 ottobre in Senato, l’Italia ha altresì espresso la propria condanna all’operazione militare intrapresa dalla Turchia in Siria il 9 ottobre scorso. A tal proposito, Roma ha ritirato le proprie truppe e non parteciperà alla missione nel Sud della Siria.

Nella medesima assemblea, Roma si è impegnata ad esortare le parti impegnate nell’operazione a mantenere la tregua stabilita, oltre a profondere sforzi per impedire ulteriori violazioni dei diritti umani, anche attraverso l’Onu, e per sospendere le esportazioni di armamenti. Infine, l’Italia si è detta disposta a fornire assistenza alla popolazione civile siriana e a prendere in esame un eventuale ripristino delle relazioni diplomatiche con Damasco.

Un accordo su un progetto di pace in Siria era stato raggiunto a Ginevra il 30 giugno 2012 e viene tuttora considerato il pilastro che potrebbe portare alla fine del conflitto. Tale patto era stato approvato dai rappresentanti alle Nazioni Unite allora in carica di Lega Araba, Unione Europea, Turchia, USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito ed aveva posto le basi per un processo politico. Il primo passo sarebbe stato costituito dall’istituzione di un ente governativo transitorio con pieni poteri esecutivi, il secondo dalla redazione di una costituzione, ed infine si prevedeva l’indizione di elezioni. Il Consiglio di Sicurezza ha avallato all’unanimità l’accordo con una risoluzione del mese di dicembre 2015, in cui è stata altresì stabilita una tabella di marcia per colloqui e per il cessate il fuoco. Tuttavia, le diverse scadenze non sono mai state rispettate.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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