Panama: proteste contro le riforme costituzionali

Pubblicato il 31 ottobre 2019 alle 11:54 in America Latina America centrale e Caraibi

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La sede del Partito Democratico Rivoluzionario (PRD), la formazione al potere a Panama, è stata attaccata da un gruppo di incappucciati che hanno lanciato pietre e altri oggetti contundenti, durante le proteste contro le riforme costituzionali promosse dall’esecutivo.

“Fortunatamente, il danno che hanno causato al quartier generale del PRD è stato significativo,ma non ha causato vittime né feriti” – ha affermato il segretario generale della formazione socialdemocratica, Pedro Miguel González, che ha imputato l’attacco a recenti dichiarazioni omofobe del deputato Jairo Salazar.

Per le proteste la metropolitana della capitale Ciudad de Panamá è stata chiusa.

Le manifestazioni, iniziate nella scorsa settimana dall’Università di Panama dopo una proposta di legge che riduce i finanziamenti all’educazione pubblica, sono aumentate dopo il veto dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale panamense, al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Le proteste hanno costretto il governo a sospendere la sessione plenaria dell’organo legislativo, dove era in discussione il bilancio generale dello stato per il 2020. Le forze antisommossa della polizia hanno disperso i manifestanti con gas lacrimogeni e spray urticante.

“Se le proteste popolari continuano a non essere preso in considerazione, questo paese andrà molto male” – ha dichiarato la deputata dell’opposizione Walkiria D’Orcy alla stampa, confermando che le proteste continueranno se il presidente Laurentino Cortizo, insediatosi il 1 luglio scorso, non accogliesse le richieste dei manifestanti. Il deputato indipendente Juan Diego Vázquez ha sostenuto le stesse tesi, accusando l’esecutivo di procedere alle riforme senza negoziare né con gli altri partiti né con le parti sociali.

Migliaia di cittadini panamensi sono scesi in piazza nelle scorse settimane per protestare contro le riforme alla Costituzione della Repubblica, risalente al 1972. I manifestanti protestano contro gli emendamenti dei deputati alla proposta dell’Esecutivo, sostenendo che tali riforme avrebbero favorito la privatizzazione dell’istruzione superiore e favorito interessi lontani dal benessere della maggioranza della popolazione, ma di investitori stranieri e banche d’affari che operano attorno all’indotto del canale.

L’Assemblea Nazionale ha approvato il 23 ottobre scorso un pacchetto di riforme della Costituzione, in cui ha ritirato almeno l’80% delle modifiche aggiunte dai deputati alla prima proposta inviata dall’Esecutivo e dal Consiglio nazionale di sviluppo, integrato da rappresentanti della società civile, del settore imprenditoriale e del mondo accademico.

Cortizo ha avvertito che se i cambiamenti richiesti dal Paese in termini di istituzionalità e trasparenza, necessari dopo gli scandali fiscali che hanno coinvolto il paese, su tutti i Panama Papers, non fossero approvati dal parlamento, si convocherebbe un’Assemblea costituente ‘parallela’ all’Assemblea nazionale, una misura che ridurrebbe notevolmente il ruolo dei deputati.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione

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