Libia, Di Maio: “Miglioreremo il memorandum d’intesa”

Pubblicato il 31 ottobre 2019 alle 6:31 in Immigrazione Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Luigi Di Maio, ha annunciato che il governo intende migliorare il Memorandum con la Libia. È quanto emerso nel corso dell’interrogazione parlamentare, avvenuta mercoledì 30 ottobre, presso la Camera dei deputati.

Nello specifico, in occasione del question-time, la deputata Boldrini, ex presidente della Camera, ha chiesto al ministro Di Maio “se il Governo intenda modificare radicalmente”, come ritenuto necessario dai deputati di cui Boldrini si è fatta portavoce, “il Memorandum d’intesa, firmato con la Libia nel 2017”.

Il protocollo d’intesa a cui fa riferimento Boldrini è il “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere” che il governo italiano ha firmato, il 2 febbraio 2017, con il governo internazionalmente riconosciuto della Libia. Con tale accordo, il quale dava attuazione al Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

In merito a tale Memorandum, i deputati hanno dichiarato di considerare “necessario questo cambiamento perché in quel Paese è, nel frattempo, scoppiata una guerra civile e non lo si può certo considerare un porto sicuro”. In particolare, in riferimento alle strutture attive in Libia, i deputati hanno dichiarato che le modifiche sono necessarie “perché rapporti delle Nazioni Unite e inchieste giornalistiche hanno documentato come i centri di detenzione si siano trasformati in luoghi di violenza, in luoghi di tortura, di violazioni sistematiche dei diritti umani. Per questo, l’ONU ne chiede la chiusura e il trasferimento dei richiedenti asilo in altri Paesi”. Parallelamente, i rapporti “dicono anche che componenti della Guardia costiera libica sono collusi con i trafficanti di esseri umani”, ulteriore motivo per cui un cambiamento è necessario.

In risposta a quanto emerso, Di Maio ha riconosciuto che tale Memorandum “ha rappresentato la cornice politica di riferimento in cui si sono sviluppate le numerose attività condotte dal Governo italiano a sostegno delle autorità libiche, in particolare nella gestione dei flussi migratori e la lotta contro l’immigrazione clandestina”. In particolare, Di Maio ha dichiarato di ritenere “innegabile come il Memorandum abbia contribuito, attraverso il rafforzamento delle capacità operative delle autorità libiche, a ridurre in maniera rilevante gli arrivi dalla Libia (da 107.212 del 2017 a 2.722 all’ottobre 2019) e, conseguentemente, le morti in mare nel Mediterraneo centrale”.

Tuttavia, ha dichiarato il ministro, “il documento può essere modificato e migliorato” e “il Governo intende lavorare per modificare in meglio i contenuti del Memorandum, con particolare attenzione ai centri e alle condizioni dei migranti”.

Occorre in ogni caso partire dal riconoscimento del ruolo dell’Italia, ha sottolineato Di Maio, dal momento che “una riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti nei centri”.

Per migliorare l’intesa, Di Maio ha annunciato di voler convocare la Commissione congiunta italo-libica e di avere intenzione di coinvolgere ulteriormente le “Nazioni Unite, la comunità internazionale e le organizzazioni della società civile per migliorare l’assistenza ai migranti salvati in mare e le condizioni nei centri, alla luce del fatto che la Libia non è firmataria della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951”.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri ha reso noto che Roma “sta già lavorando con l’UNHCR, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e la Commissione europea per migliorare la situazione dei diritti umani nei centri”. In materia di rimpatri e corridoi umanitari, invece, Di Maio ha ricordato “che l’Italia è l’unico Paese ad avere organizzato evacuazioni umanitarie dirette dalla Libia di migranti particolarmente vulnerabili, 859 ad oggi” e di voler continuare a lavorare per i rimpatri volontari e per l’attuazione “di corridoi umanitari anche in ambito europeo”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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