Kosovo: firmato accordo con l’UE per il contrasto al terrorismo

Pubblicato il 31 ottobre 2019 alle 19:52 in Europa Kosovo

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Il commissario europeo uscente per l’Immigrazione, gli Affari Interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, ha firmato un accordo con il ministro degli Affari Interni del Kosovo, Ekrem Mustafa, per il contrasto al terrorismo.

È quanto rivelato, giovedì 31 ottobre, dall’agenzia stampa kosovara, RTK, la quale ha altresì reso noto che l’accordo siglato dà attuazione al Piano di azione condivisa per il contrasto al terrorismo nei Balcani occidentali.

In particolare, l’accordo siglato identifica le azioni prioritarie concrete che dovranno essere intraprese dalle autorità del Kosovo tra il 2019 e il 2020 e che riflettono i 5 obiettivi del Piano d’Azione condiviso che era stato firmato nell’ottobre 2018.

Tale piano, ancora in vigore, indicava le linee guida in materia di prevenzione e contrasto al terrorismo e all’estremismo violento e individuava 5 obiettivi, da raggiungere entro dicembre 2020, per i Paesi della regione impegnati nella lotta al terrorismo.

Il primo obiettivo è l’istituzione di un quadro robusto per la prevenzione e il contrasto al terrorismo e all’estremismo violento, il quale deve comprendere sia la creazione di un assetto istituzionale, sia il relativo allineamento giuridico, la sua implementazione e applicazione.

Il secondo obiettivo è l’effettiva prevenzione e lotta all’estremismo violento. Ciò fa riferimento, ad esempio, alle misure da attuare a livello sociale, alla cooperazione tra le agenzie preposte e all’eventuale reinserimento e riabilitazione di soggetti radicalizzati nelle carceri.

Il terzo obiettivo è lo scambio di informazioni e la cooperazione a livello operativo tra gli Stati della regione e le agenzie di settore, quali l’Interpol, l’Europol ed Eurojust.

Il penultimo obiettivo è la creazione di un sistema di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento illecito al terrorismo. Ciò prevede, ad esempio, il rispetto degli standard della Financial Action Task Force (FATF).

Infine, gli Stati della regione dovranno rafforzare la protezione dei cittadini e le infrastrutture, anche a livello cibernetico. In tale ambito rientra altresì il contrasto al traffico illecito di armi.

Secondo quanto rivelato da RTK, le autorità del Kosovo dovranno ora riferire ogni due anni alla Commissione Europea gli avanzamenti in materia di implementazione dell’accordo, anche in riferimento ad eventuali difficoltà incontrate nella sua attuazione.

Il Kosovo è il Paese più giovane d’Europa e ha una popolazione di meno di 2 milioni di abitanti. Eppure, nessun altro Paese europeo ha un numero così alto di persone pro capite che lasciano il Paese per unirsi allo Stato Islamico. Secondo le stime nazionali, sono circa 400 i foreign fighters che hanno lasciato il Kosovo per recarsi in Siria o in Iraq. Dal 2014, però, il Kosovo ha intrapreso diverse misure volte a contrastare tale fenomeno, le quali hanno portato, secondo quanto reso noto dal vertice nazionale del contrasto al terrorismo, Fatos Makolli, le autorità di Pristina ad arrestare oltre 150 sostenitori dell’ISIS e condannare oltre 80 terroristi.

Secondo quanto reso noto dal Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano, sono 403 i cittadini kosovari che si sono uniti all’ISIS o al Fronte di al-Nusrah. Del totale dei foreign fighters stimati, 74 sono ritenuti morti, 133 sono rientrati nel Paese, mentre 196 sono rimasti nelle zone di guerra. Tra i quasi 200 terroristi rimasti in vita presso le aree di conflitto, il Dipartimento di Stato americano stima che circa 40 siano bambini nati da cittadini kosovari, dopo che questi avevano abbandonato il proprio Paese. Il Kosovo, inoltre, fa parte della Coalizione Globale americana per la lotta all’ISIS.

A differenza della maggior parte dei Paesi europei, inoltre, lo scorso 20 aprile il Kosovo aveva deciso di rimpatriare con un’operazione segreta 110 cittadini che avevano lasciato il proprio Paese per unirsi allo Stato Islamico. Tra i foreign fighters rimpatriati vi erano 32 donne, 74 bambini e 4 uomini. L’operazione era avvenuta grazie al supporto delle forze armate statunitensi, le quali avevano reso possibile il rilascio degli ex membri dello Stato Islamico, detenuti in una prigione controllata da uno dei contingenti curdi delle Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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