Colombia: cinque indigeni uccisi da gruppo paramilitare

Pubblicato il 31 ottobre 2019 alle 9:38 in America Latina Colombia

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Un nuovo episodio di violenza scuote la campagna colombiana. Quasi tre anni fa è finita la guerra tra lo stato e i guerriglieri delle FARC, ma gruppi armati, colonne di guerriglieri che non hanno aderito del processo di pace, paramilitari e bande di narcotrafficanti armati continuano a colpire i settori più esposti della popolazione operando attivamente in alcune aree rurali. L’attacco di un gruppo armato lo scorso martedì 29 ottobre ha provocato la morte di cinque indigeni nel dipartimento di Cauca, nel sud-ovest del paese. La leader della comunità nasa di Tacueyó, Neehwesx Cristina Bautista e quattro membri della comunità sono stati uccisi da uomini che sono scesi da un veicolo e hanno iniziato a sparare, ferendo altre sei persone.

Le forze armate hanno confermato il massacro, attribuendolo a un GAO, Gruppo armato organizzato residuale, come si definiscono ufficialmente in Colombia i gruppi di fuoriusciti dalla guerriglia e i gruppi paramilitari che non hanno aderito ai diversi accordi di pace succedutisi dal 1999 al 2016. 

Il gruppo armato avrebbe cercato di  liberare tre dei suoi membri detenuti dalla guardia indigena nell’area. Un contingente militare, ha detto l’esercito, è accorso nella zona “per rafforzare la sicurezza e perseguire i criminali”, che sono riusciti a fuggire dopo l’attacco. L’associazione locale dei consigli indigeni ha attribuito l’attacco alla “colonna Dagoberto Ramos”, una banda paramilitare di dissidenti delle FARC che agisce come un’organizzazione mafiosa e cerca di ottenere il controllo del traffico di droga nella regione. 

Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha condannato gli omicidi e ha incaricato il ministro degli Interni Nancy Patricia Gutiérrez di recarsi a Cauca e presiedere un incontro del comitato per i diritti umani con le autorità locali e le comunità indigene. Tutto il nostro impegno nei confronti delle comunità indigene del dipartimento” – ha affermato il presidente. “Siamo in una grave emergenza. La Guardia indigena non si piegherà, non ci spaventerà” – ha dichiarato il coordinatore nazionale di quell’istituzione, Luis Acosta.

Nella zona “C’è il dissenso delle FARC e non lascia passare alcuna missione umanitaria” – ha lamentato il Difensore civico, Carlos Alfonso Negret. “La richiesta è che i guerriglieri dissidenti lasci passare le autorità al fine di stabilire cosa è realmente accaduto” – ha detto l’alto funzionario dal dipartimento di Arauca. Il Difensore civico ha emesso tra agosto e l’inizio di ottobre due avvisi di allarme sulla situazione delle comunità indigene a CaucaIn uno di essi, l’Ufficio guidato da Negret indicava con precisione alcuni comuni dove la popolazione era ad “alto rischio”, tra questi Toribio, dove si sono verificati gli eventi. Il comune è ora sotto controllo congiunto dell’esercito colombiano e della guardia indigena.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

 

 

di Redazione

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