GERD: fissato al 6 novembre incontro negli Stati Uniti tra Etiopia, Egitto e Sudan

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 13:07 in Egitto Etiopia USA e Canada

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Gli Stati Uniti ospiteranno, il 6 novembre, l’Egitto, il Sudan e l’Etiopia per tentare di offrire la propria mediazione nella complessa disputa sulla costruzione della diga GERD. Si tratta del futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano e sarà realizzato sul fiume Nilo Blu, uno dei maggiori affluenti del Nilo. Il ministro degli Affari Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha affermato, martedì 29 ottobre, che funzionari statunitensi sarebbero stati presenti ai colloqui “in qualità di intermediari in grado di avvicinare punti di vista divergenti e di raggiungere un accordo giusto ed equo”. “L’amministrazione americana ha invitato i 3 Paesi a incontrarsi negli Stati Uniti, il 6 novembre, alla presenza di rappresentanti statunitensi per discutere lo sblocco dello stallo nei negoziati”, ha detto Shoukry in conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, in visita al Cairo. Un funzionario americano aveva dichiarato, a inizio ottobre, che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi aveva chiesto all’omologo americano Donald Trump, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, di entrare nella disputa della GERD come mediatore. Secondo le rivelazioni del funzionario, che ha parlato in condizione di anonimato, Trump ha accettato di contattare l’Etiopia e ha offerto i “buoni uffici” del segretario del Tesoro Steven Mnuchin al fine di mediare tra le parti. Il 21 ottobre, Mnuchin ha mandato un invito ai ministri degli Esteri dell’Egitto, dell’Etiopia e del Sudan e al presidente del Gruppo della Banca Mondiale, David Malpass.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, assicura che la diga non interromperà il flusso del fiume e sostiene che il progetto incrementerà il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, da parte sua, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la Grand Ethiopian Renaissance Dam possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato il punto di vista del governo egiziano sulle operazioni necessarie a completare la costruzione e il riempimento della diga e, a inizio ottobre, ha definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche e di continuare ad avere potere di veto su qualsiasi decisione che riguarda il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. Tuttavia, il 17 ottobre, qualche giorno prima dell’incontro di Sochi, si sono riaccese le speranze di una ripresa dei colloqui e le parti hanno accettato l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la controversia.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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