Davos nel Deserto, il forum sugli investimenti ospitato da Riad

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 12:40 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Future Investment Initiative, nota con il nome “Davos in the Desert”, ha avuto inizio a Riad il 29 ottobre. Si tratta di un forum economico annuale il cui obiettivo è sottolineare il ruolo dell’Arabia Saudita come destinazione per gli investimenti a livello mondiale.

Nonostante le critiche e le minacce di boicottaggio, a detta degli organizzatori, l’evento ospita circa 6.000 oratori provenienti da 30 Paesi, tra cui ufficiali statunitensi, presidenti di banche mondiali e dei maggiori fondi a livello internazionale. Tra gli ospiti è stata segnalata la presenza del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, del premier indiano, Narendra Modi, e del monarca della Giordania, il re Abdullah II.

L’idea comune espressa dai diversi leader mondiali è che l’Arabia Saudita possiede un grande potenziale e notevoli opportunità per il futuro del Medio Oriente. Pertanto, ci si è impegnati a lavorare affinché il Regno porti a compimento la cosiddetta Vision 2030, ovvero il piano per la diversificazione economica e lo sviluppo dell’Arabia Saudita, lanciato il 25 aprile 2016.

“Il futuro inizia qui, in questa regione, con giovani lungimiranti, dotati di talento e creatività, che costituiscono il 70% della popolazione” sono state le parole del re Abdullah II, il quale ha sottolineato che il forum di Riad rappresenta un’occasione per far incontrare investitori, imprenditori e leader di vari settori, provenienti da diverse parti del mondo, con l’obiettivo di esplorare il futuro dell’economia globale. Per il monarca giordano, i giovani del mondo arabo, dall’oceano al Golfo, possiedono una creatività sconfinata, oltre ad un’energia inesauribile. Pertanto, il loro potenziale è promettente. Non da ultimo, i giovani sauditi sono desiderosi di lavorare e di svolgere il proprio ruolo, spinti altresì da leader che parlano la loro stessa lingua.

“La nostra gioventù araba è la cosa più preziosa che abbiamo e rappresentano la chiave per il futuro di questa regione e di questo mondo” ha aggiunto il re del Regno hashemita. È stato evidenziato che la Giordania è sede di progetti guidati da giovani, i quali continuano a cambiare il volto dell’economia. Nonostante i giordani costituiscano solo il 3% della popolazione del mondo arabo, rappresentano il 27% dei migliori imprenditori. Non da ultimo, a detta del sovrano, il Regno hashemita ospita circa 160 mila ingegneri, tra cui anche specialisti di sicurezza informatica e delle nuove tecnologie.

Il premier indiano, dal canto suo, si è detto pronto a collaborare con l’Arabia Saudita per mettere in atto l’ambiziosa Vision 2030, elaborata dal principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman. Modi, rivolgendosi all’audience di leader e investitori, ha sottolineato che un grande futuro li attende in India, e che il suo governo ha fissato diversi obiettivi per facilitare e attrarre investimenti. Tra questi, un maggiore interesse per la tecnologia e l’innovazione, lo sviluppo di infrastrutture e la creazione di risorse umane qualificate. “In India, abbiamo creato un sistema completo di ricerca, studio e sviluppo” ha dichiarato il primo ministro, evidenziando come l’India sia diventata il terzo Paese più sviluppato in termini commerciali.

Nella medesima occasione, il consigliere speciale del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, ha affermato che i leader della regione del Medio Oriente desiderano un futuro più luminoso, sottolineando che Saudi Vision 2030 è un esempio di responsabilizzazione e di opportunità, e ciò è stato altresì al centro del recente piano per il popolo palestinese, con riferimento al cosiddetto accordo del secolo. “La regione ha enormi potenzialità e opportunità per il futuro del Medio Oriente. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di recarsi nella regione, desiderava capire come trasformare il futuro e superare i problemi attuali”, ha dichiarato Kushner.

Nel 2018, il forum sugli investimenti era stato boicottato, a causa della crisi diplomatica provocata dall’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuta il 2 ottobre 2018 a Istanbul, nel consolato saudita. A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio era stato ordinato dal principe ereditario saudita, in aperta contraddizione con le dichiarazioni di quest’ultimo. Tuttavia, secondo quanto riportato il 26 settembre 2019, Mohammed bin Salman ha affermato di essere responsabile dell’uccisione del giornalista. “È accaduto sotto il mio controllo” sono state le sue parole.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.