Cina avverte gli Stati Uniti: la posizione sugli Uiguri non vi è “utile”

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 16:35 in Cina USA e Canada

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L’inviato cinese presso le Nazioni Unite ha avvertito gli Stati Uniti che la loro posizione sugli Uiguri non avrebbe facilitato i colloqui commerciali in corso tra Pechino e Washington.

Gli Stati Uniti e altri 22 paesi delle Nazioni Unite, martedì 29 ottobre, hanno condannato il trattamento riservato dalla Cina nei confronti della minoranza etnica uiguri. Pechino è stata ampiamente criticata per aver creato complessi nel remoto Xinjiang che definisce “centri di formazione professionale” in cui la minoranza musulmana viene detenuta. Le Nazioni Unite affermano che almeno 1 milione di uiguri e altri musulmani sono stati chiusi in queste strutture.

L’inviata della Gran Bretagna presso le Nazioni Unite, Karen Pierce, ha rilasciato una dichiarazione congiunta al comitato per i diritti umani dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a tale riguardo, per conto di 23 stati, tra cui Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia. “Chiediamo al governo cinese di rispettare le sue leggi nazionali e gli obblighi e gli impegni internazionali sui diritti umani, inclusa la libertà di religione e di credo, nello Xinjiang e in tutta la Cina”, ha affermato la Pierce. Il gruppo di Stati ha chiesto alla Cina di attuare con urgenza le raccomandazioni redatte dagli esperti indipendenti delle Nazioni Unite sulla situazione nello Xinjiang, “e di astenersi dalla detenzione arbitraria di uiguri e membri di altre comunità musulmane”. Hanno anche invitato gli altri Paesi a non rispedire rifugiati o richiedenti asilo in Cina a causa del rischio di persecuzione. 

“È difficile immaginare che da un lato stai cercando di finalizzare un accordo commerciale, dall’altro stai facendo uso di qualsiasi problema, in particolare quello dei diritti umani, per incolpare gli altri”, ha dichiarato l’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Zhang Jun, ai  giornalisti. Sebbene ci siano stati “progressi” nei colloqui commerciali, Zhang ha sottolineato le critiche statunitensi alle azioni della Cina nello Xinjiang. “Non credo questo sia utile ad ottenere una buona soluzione al problema dei colloqui commerciali”, ha affermato. Zhang ha poi sottolineato che le accuse contro Pechino sono infondate e le ha definite “una grave ingerenza negli affari interni della Cina e una deliberata provocazione”. I negoziatori statunitensi e cinesi stanno lavorando per completare il testo di un accordo commerciale provvisorio che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping, dovrebbero firmare in occasione di un vertice sulla cooperazione economica tra Asia e Pacifico in Cile che inizierà il 16 novembre.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han, e costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata repressa dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha quindi attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione. Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang. La Cina è accusata di aperte violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione uiguri, in particolare di torture ai danni dei detenuti e di controllo oppressivo della religione e della cultura uigure. Pechino, da parte sua, respinge tutte le denunce. Le autorità cinesi accusano di rimando gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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