Brexit: il Regno Unito andrà ad elezioni, le prime dichiarazioni e i sondaggi

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 20:00 in Europa UK

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Martedì notte, i parlamentari inglesi hanno votato a favore di una nuova tornata di elezioni generali, le quali si terranno il prossimo 12 dicembre.

È quanto riportato dal Guardian, il quale ha altresì commentato che il contesto in cui si terranno le prossime elezioni sarà il meno prevedibile dell’ultima generazione.

La decisione di Westminster è arrivata al quarto voto al Parlamento, vinto dal premier, Boris Johnson, con 438 voti a favore e solo 20 contrari. Ad aver cambiato le sorti è stata la dichiarazione del leader dell’opposizione, Jeremy Corbyn, inizialmente fortemente contrario alle elezioni, il quale ha annunciato, martedì 29 settembre, che il partito laburista avrebbe sostenuto le elezioni in quanto “occasione unica per trasformare il Paese”.

Contrariamente ai laburisti, il partito liberaldemocratico e il partito nazionale scozzese si sono astenuti, sebbene grandi sostenitori delle elezioni, in quanto la data da loro proposta per andare alle urne, il 9 dicembre, era stata precedentemente rigettata.

Con il rapido cambio di scena in quel di Westminster, il Parlamento si scioglierà il prossimo mercoledì 6 novembre, data di inizio di una campagna elettorale breve, dalla durata di circa 5 settimane.

Da parte sua, Jeremy Corbyn ha già dato il via alla propria campagna, facendo appello agli elettori affinché allontanino i conservatori di Johnson, i quali sono “convinti di essere nati per governare”. Anche il leader liberaldemocratico, Jo Swinson, ha dichiarato che le elezioni saranno “l’occasione migliore per eleggere un governo in grado di fermare la Brexit”.

Dall’altra parte, mentre chiedeva per la quarta volta di votare per andare ad elezioni, Johnson ha dichiarato di ritenere necessario “un parlamento nuovo e rivitalizzato” per portare il Regno Unito fuori dal blocco comunitario. Nello specifico, Johnson ha dichiarato ai parlamentari inglesi di “non avere altra scelta per uscire da questa impasse, se non quella di chiedere al Paese”.

Poco dopo, in occasione di un incontro con i membri del suo partito, Johnson ha ammesso che “le elezioni saranno difficili”, ma il partito “farà il suo meglio”. E intanto, per tentare di riunificare la propria formazione politica, Johnson ha riammesso 10 dei 21 parlamentari che aveva espulso per aver votato contro il piano di governo sulla Brexit.

Il principale tema che verrà dibattuto durante la campagna elettorale sarà la Brexit, dopo che Johnson, commenta il Guardian, non ha rispettato la sua promessa di uscire entro il 31 ottobre “a costo di morire”. Da un lato, i conservatori si batteranno per portare a termine la Brexit secondo l’accordo negoziato da Johnson. Dall’altro, i laburisti spingeranno per ottenere un secondo referendum e lasciare al popolo la facoltà di scegliere e risolvere la questione con Bruxelles.

Ancora, il partito della Brexit insisterà sull’uscire dall’UE senza un accordo, mentre i liberaldemocratici cercheranno di raccogliere i consensi dei laburisti incerti battendosi per la rimozione del backstop, la clausola dell’accordo di recesso negoziata dall’ex premier, Theresa May, fortemente contrastata dall’attuale governo, ma fortemente sostenuta dall’Unione Europea. In sintesi, il backstop sanciva la permanenza dell’unione doganale tra Gran Bretagna e UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore, al fine di impedire un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE.

In alternativa al backstop, però, il governo inglese ha raggiunto con l’UE un nuovo accordo, il quale prevede che l’Irlanda del Nord rimanga allineata con Bruxelles in cinque ambiti: le leggi sui beni, le norme sanitarie per i controlli veterinari, le regole sulla produzione e vendita di beni agricoli, l’IVA e le accise sui beni e le regole sugli aiuti statali. Per quanto concerne le dogane, infine, la condivisione del territorio doganale tra UE e Regno Unito, presente nell’accordo concordato nel novembre del 2018, è stata rimossa dal protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord, ma non sono previsti in ogni caso controlli doganali al confine. Tuttavia, tale accordo era stato respinto, e l’UE aveva concesso una proroga a Londra al 31 gennaio, con possibilità di abbandono del blocco comunitario il giorno stesso della ratifica dell’accordo.

Le elezioni giungono quindi, commenta il Guardian, in un momento caratterizzato da instabilità politica ed è per questo difficile fare una previsione.

Secondo i sondaggi, i conservatori hanno circa 10 punti di vantaggio sui Laburisti e tale dato risulta in linea con la riluttanza di Corbyn ad anticipare le elezioni. Dopo, però, aver ottenuto la proroga da Bruxelles, Corbyn ha cambiato posizione, dichiarando di “essere pronto” per le elezioni “perché vogliamo poter dire al popolo di questo Paese che vi è un’alternativa all’austerità e all’ineguaglianza”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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