Balcani: dopo il no di Bruxelles, Conte incontra omologo macedone

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 18:01 in Balcani Europa Italia

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Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato, a Roma, il suo omologo macedone, Zoran Zaev.

L’incontro, annunciato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato definito da Conte un vertice “con un Paese amico, vicino, e che l’Italia sostiene da sempre nel suo percorso di integrazione euro-atlantico e nel quadro del più generale sostegno italiano nei confronti dei Balcani”.

I Balcani, in particolare, sono, a detta del premier italiano, “una regione di cruciale importanza per la sicurezza e la stabilità dell’Europa e del Mediterraneo”. In tale contesto, Skopje, “grazie al suo percorso”, ha sottolineato Conte, “è diventata un esempio per i Balcani occidentali”. È in virtù di ciò, e dell’impegno di Skopje, ha ricordato il premier italiano, che “la Macedonia del Nord sta per diventare il 30esimo membro della NATO”, un elemento che consentirà all’Alleanza Atlantica di portare avanti “un’azione efficace nel quadrante Sud-Est, che è di strategica importanza, in particolare per l’Italia”.

È in virtù di tale ragione, ha notato con rammarico Conte, che l’Italia avrebbe voluto vedere l’avvio dei negoziati per l’adesione di Skopje all’Unione Europea, ma il vertice del Consiglio Europeo dello scorso 17 ottobre non lo ha consentito. Sono 14 anni, ha ricordato Conte, che la Macedonia del Nord è un Paese candidato ad entrare nel blocco comunitario, “e mai come quest’anno avrebbe meritato la fine di questa lunga anticamera”. Per l’Italia, ha reso noto Conte, è davvero “difficile capire i motivi concreti della mancata decisione di consentire l’avvio di questo percorso”, motivo per cui Roma “continuerà a lavorare all’interno delle istituzioni europee” per facilitare tale sviluppo.

Da parte sua, il premier macedone ha reso noto che “dopo la decisione dell’Europa, il popolo della Macedonia era molto deluso”, ma per dimostrare il suo impegno, Skpje proseguirà con il processo di riforme e di miglioramento delle relazioni con gli Stati della regione.  “Non dobbiamo assolutamente permettere”, però, ha dichiarato Conte, che il popolo macedone “si lasci sopraffare da sentimenti di incertezza, frustrazione e delusione”. Quello dell’UE, ha commentato il premier italiano, “è stato un errore storico molto grave, a cui dobbiamo presto porre rimedio”.

L’Italia, ha annunciato Conte, “non ha alcun dubbio, questo processo di integrazione della Macedonia del Nord e degli altri Stati della regione deve continuare”, perché porterà “stabilità e sicurezza nella regione” e garantirà il rispetto reciproco di questi obiettivi fondamentali. In tale contesto, Conte ha annunciato che potrà riproporre tale questione già in occasione del prossimo Consiglio degli Affari Generali, già in programma per il mese di novembre. L’ingresso di Albania e Macedonia del Nord, ha commentato Conte, “è un’opportunità per l’intera Europa, alla quale l’Europa non può sottrarsi”.

Dopo aver incontrato il premier italiano, Zaev si è recato a Bruxelles, per partecipare al vertice con l’Alto rappresentante uscente, Federica Mogherini, la quale ha ospitato l’ultimo incontro del suo mandato con i Paesi della regione.

Stando a quanto reso noto dal Servizio esterno dell’UE, e ripreso da European Western Balkans, nel corso del vertice, i leader della regione balcanica e Mogherini hanno potuto scambiare le proprie vedute in merito alle relazioni bilaterali e agli sviluppi nella regione.

Al vertice con Mogherini hanno partecipato il Capo di Stato del Kosovo, Hashim Thaci, del Montenegro, Milo Dukanovic, e della Serbia, Aleksandar Vucic, il primo ministro della Macedonia del Nord, Zoran Zaev, e i membri della presidenza bosniaca, Zeljko Komsic, Milorad Dodik e Sefik Dzaferovic.

A margine dell’incontro, il capo di Stato serbo, il quale aveva poco prima incontrato il presidente uscente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che, in aggiunta al proprio cammino europeo, Belgrado stringerà anche buoni rapporti con altri Paesi e si comporterà come uno Stato sovrano.

Tali parole sono giunte a pochi giorni di distanza dalla firma, da parte della Serbia, di un accordo commerciale con l’Unione Economica Euroasiatica (EEU), la risposta russa all’Unione Europea, come annunciato lo scorso 25 ottobre.

L’accordo porterà pochi vantaggi economici a Belgrado, dato che il commercio serbo con l’Unione eclissa quello con i cinque membri dell’EEU, cioè Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. Tuttavia, il legame che si instaurerà tra Serbia ed EEU ha sollevato preoccupazione nei funzionari europei, i quali temono l’incremento dell’influenza russa e cinese nella regione balcanica.

Lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord aveva ricevuto il parere positivo di tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, secondo Parigi, l’UE deve concentrarsi su quattro sfide: l’uscita del Regno Unito, la Cina, la Russia e il fenomeno migratorio.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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