Accordo migratorio USA-El Salvador

Pubblicato il 30 ottobre 2019 alle 9:31 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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I governi degli Stati Uniti e di El Salvador hanno raggiunto un accordo per estendere il programma TPS (Temporary Protected Status) a partire da gennaio 2020 fino a gennaio 2021, secondo quanto hanno confermato attraverso un video diffuso su diversi social network l’ambasciatore americano in El Salvador, Ronald Douglas Johnson e il presidente del paese centroamericano Nayib Bukele.

Johnson ha spiegato che l’accordo andrà a beneficio di 263.000 salvadoregni residenti negli Stati Uniti e che dopo aver trascorso gran parte della loro vita nel paese nordamericano sarebbero stati costretti a tornare in El Salvador. La misura consentirà alle autorità di entrambi i paesi di guadagnare tempo per raggiungere un accordo globale sullo status degli immigrati salvadoregni.

“Siamo molto felici di annunciare che oggi a Washington DC abbiamo firmato un accordo che estende il TPS per i salvadoregni che si trovano negli Stati Uniti per un altro anno” – ha detto l’ambasciatore nel suo intervento video.  “Continueremo a lavorare fianco a fianco per costruire un El Salvador più prospero e migliore per tutti” – ha dichiarato il presidente salvadoregno nello stesso video.

L’ambasciatore americano non ha esitato a riconoscere che l’espansione del TPS “è un riconoscimento dei risultati raggiunti e del buon lavoro” che il governo del presidente Nayib Bukele ha svolto nei suoi primi quattro mesi di gestione. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale (DHS) aveva annunciato che il 2 gennaio 2020 la validità del visto per i beneficiari di El Salvador, Nicaragua, Haiti e Sudan sarebbe scaduta, in conformità con una risoluzione giudiziaria.  Tuttavia, il Servizio per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti (USCIS) ha chiarito in un tweet pubblicato a seguito dell’accordo che non si tratta di un’estensione, ma di una proroga una tantum: “Per essere chiari, questa non è un’estensione del TPS. È un’estensione riservata per i salvadoregni autorizzati (con un lavoro) mentre si prepara il loro ritorno a casa” – afferma il servizio di immigrazione sui social network.

Lo status di protezione temporanea è un programma di migrazione creato nel 1990 con il quale gli Stati Uniti hanno concesso permessi straordinari ai cittadini dei paesi colpiti da guerre o catastrofi naturali. Nel caso di El Salvador, si tratta di migliaia di persone che hanno vissuto praticamente tutta la vita negli Stati Uniti e che sarebbero costrette a tornare anche se molti di loro sono completamente integrati e molti non parlano nemmeno lo spagnolo.

L’amministrazione Bukele ha difeso negli ultimi mesi che il suo governo è impegnato a ridurre la migrazione irregolare, facendo riferimento alle carovane dei migranti che periodicamente lasciano il Paese. A tal fine, sostiene il ministero degli Esteri di San Salvador “sono stati compiuti sforzi nella lotta contro l’insicurezza e per generare opportunità, impedendo ai salvadoregni di emigrare per cercare una vita migliore”.

Da parte sua, l’esecutivo di Donald Trump, che arrivò a riferirsi a El Salvador come a un “paese schifoso”, ha aumentato la pressione sulle nazioni che compongono il triangolo settentrionale dell’America centrale: Honduras, Guatemala ed El Salvador. Trump ha affermato che in diverse occasioni che i paesi centroamericani “non fanno abbastanza” per ridurre la migrazione e ha sospeso gli aiuti alla cooperazione, valutati in oltre 300 milioni di dollari, per costringere Guatemala, San Salvador e Tegucigalpa a ridurre il numero di migranti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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